Petrolio: +10% dopo attacchi. E potrebbe non essere finita

Quello che si sta delineando tra Usa e Iran è un quadro preoccupante, non solo per le tensioni tra i due paesi ma anche per le quotazioni del greggio (Brent) salito del 10% dopo gli attacchi dei giorni scorsi.

Cosa è successo

Sabato scorso una serie di attacchi con droni, attacchi rivendicati dai ribelli houti dello Yemen, hanno interessato alcune delle più importanti raffinerie del paese. Per la precisione gli stabilimenti petroliferi di Abqaiq e Khurais in mano a Saudi Aramco. Abqaiq è il più grande impianto di lavorazione e stabilizzazione del greggio con una capacità di lavorazione di oltre 7 milioni di barili al giorno. Al secondo posto c’è Khurais con una capacità di pompaggio di circa 1,5 milioni di barili al giorno. La conseguenza è stato un dimezzamento della produzione di petrolio saudita.

I numeri

Tradotto in numeri si parla di 5,7 milioni di barili al giorno pari al 5% della produzione globale. Immediata la risposta dei mercati prima ancora che della politica. Il prezzo del barile è rrivato a toccare anche i 71 dollari al barile assestandosi poi successivamente a 67,77 dollari. Sempre parlando di numeri, ad agosto, l’Arabia Saudita ha prodotto 9,85 milioni di barili al giorno, (fonti EIA). Di questi, circa 4 milioni hanno preso la strada per l’Asia con Cina e Giappone in testa, rispettivamente con 1,3 milioni e 1,2 milioni di barili. Altri 600.000 sono stati destinati agli Usa.

Le conseguenze

Ma a prescindere dai contraccolpi sul mercato, contraccolpi che la maggior parte degli analisti si limita a definire “passeggeri”, almeno per il momento, resta il fattore politico. Nei giorni scorsi, infatti, si era intravista un approccio distensivo dell’amministrazione Trump verso verso l’Iran che aveva fatto ipotizzare un allentamento delle sanzioni Usa. Naturalmente non nell’immediato. Ciò che è accaduto sabato, però, rischia di fare degenerare la situazione. Soprattutto se si pensa ai precedenti attacchi alle navi petrolifere e alla delicatissima situazione dello stretto di stretto di Hormuz attraverso il quale passa un quarto della produzione mondiale.  

Gli Usa

Intanto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington è pronta a ricorrere alle scorte strategiche per riuscire a mantenere stabile il mercato. Inoltre ha anche dichiarato di aver informato le agenzie competenti di accelerare l’approvazione dei progetti riguardanti i nuovi oleodotti ancora ancora in fase di progettazione.

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