Oro in aumento. E non solo per la Fed

Tra le tante e svariate conseguenze che porteranno le decisioni della Federal Reserve in materia di politica monetaria, ci sono anche quelle che riguardano l’oro.

Il rally dell'oro

Il metallo giallo, forte anche delle tante incertezze presenti sul panorama internazionale, sta registrando una serie di rialzi continuati che l'hanno portato a testare i massimi da sei anni a questa parte. Ma stando alle previsioni degli analisti, a prescindere da quanto deciderà la Fed, l’oro è destinato a salire ancora. Le proiezioni danno la banca centrale fortemente orientata verso un taglio di 25 punti base del costo del denaro, taglio che potrebbe non essere l’unico del 2019. Ma anche qualora la Fed decidesse, sorprendendo tutti, di aspettare ancora prima di agire, magari chiamando in causa i dati macro dell’economia Usa non certo deludenti, ebbene, anche in quel caso secondo Anthony Grisanti, fondatore e presidente di GRZ Energy, il metallo giallo resterebbe ancora forte.

Non solo Fed

A sostegno della sua tesi Grisanti cita i dati del Commitments of Traders della Commodity Futures Trading Commission, secondo cui alcuni hedge fund avrebbero aggiunto circa 60.000 contratti nelle ultime cinque settimane in oro. In altre parole si starebbero posizionando long. Il motivo? Nel caso di una Fed attendista, infatti, potrebbe esserci un sell off sull’azionario e, quindi, un aumento delle quotazioni dell’oro. Non sono solo gli Usa ad attirare l’attenzione. Infatti è bene non dimenticare che anche in Europa i tassi sono molto bassi e cresce anche il numero delle obbligazioni a rendimento negativo. Da ricordare, inoltre, che per il Vecchio Continente c’è da superare l’enorme scoglio della Brexit con tutte le incertezze del caso. 

La minaccia Brexit

Le ultime da Londra parlano di un Boris Johnson deciso a non pagare i circa 40 miliardi di sterline dovuti all’Ue. Si tratta del famoso Brexit Bill che il neo premier inglese preferirebbe conservare per due motivi. Il primo: usarlo come una sorta di ricatto per l’Unione in caso di nuovi colloqui, il secondo, sfruttarlo per eventuali shock economici all’interno della Gran Bretagna durante le prime fasi della Brexit. Intanto, però, la sterlina britannica crolla nel confronto con il dollaro americano (minimi a 1,2121) e l’Europa teme la burrasca che arriverà a fine ottobre. Ecco allora che il rialzo dell’oro trova un’altra fonte vitale.

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