Non è tutto oro "nero" quel che luccica

La situazione che si sta delineando sul fronte del petrolio è molto complessa e deve essere aggiornata con regolarità, dal momento che le variabili in gioco sono mutevoli.

Un fatto molto importante che si sta registrando in queste settimane è che per la prima volta da quasi tre anni i costi di produzione dello shale oil sono tornati a salire. Per costi di produzione s'intende il costo del noleggio degli impianti di perforazione che ha raggiunto una media di 14.600 dollari al giorno, il costo della sabbia utilizzata nella fratturazione idraulica che ha superato i 40 dollari alla tonnellata, più del doppio rispetto ai prezzi del 2016.

Quindi, che il momento d'oro dei fracker stia finendo? Tutto l'entusiasmo che c'è stato nel riprendere le trivellazioni hanno portato da un lato le quotazioni del greggio sotto i 50$ al barile ma dall'altro ha riacceso l'inflazione dei costi estrattivi.

Quindi la partita che si sta giocando su questo fronte è molto delicata e alquanto enigmatica. Di sicuro l'OPEC il 23 maggio dovrà continuare in accordo con la Russia il taglio anche per la seconda parte dell'anno, dal momento che, l'attuazione di questa  politica caratterizzata dal taglio di 1,8 milioni di barili al giorno si sta rivelando meno efficace del previsto. E questa estensione del taglio della produzione potrebbe portare i frutti sperati, visto che potrebbe essere agevolata dal raffreddamento della produzione dello shale oil. 

Attualmente, a mio avviso, il prezzo del petrolio debba scendere ancora un pò, ma sarà una grande occasione per prendere il successivo movimento rialzista, forse in vista della riunione del 23 maggio per decidere se proseguire i tagli per la seconda parte dell'anno.

Vedremo...

Ale ;)

1 - Commento

nicola piasentin

nicola piasentin - 07/05/2017 23:17 Rispondi