Mercato petrolifero? Pericolosamente instabile

La campagna di massima pressione voluta dagli Usa sull’Iran sta dando i suoi frutti. Ma in alcuni casi rischiano di essere frutti avvelenati. Ne sa qualcosa il ministro russo dell’Energia Alexander Novak che ha confermato la presenza, sul mercato petrolifero, di forte instabilità.

Il perchè dell'instabilità

La causa? La guerra dei dazi e le sanzioni sull’Iran. Entrambe volute e promosse da Washington. Infati come risposta ad entrambe, i mercati in generale, e quello petrolifero in particolare, hanno dato segni di forte instabilità. Da qui la paura del ministro russo di possibili, ulteriori conseguenze. Tra queste quella, preannunciata da Teheran, della rinuncia all’adempimento di alcuni obblighi assunti dalla repubblica islamica in occasione della firma dei patti sull’accordo nucleare del 2015 con l’amministrazione Obama ed altre 5 grandi superpotenze internazionali. Di fronte a questo quadro, sempre più convulso e potenzialmente imprevedibile, diventa sempre più difficile fare pronostici. Non solo per gli operatori in sé ma anche e soprattutto per le stesse nazioni produttrici di petrolio. Infatti i vari stati non sono attualmente in grado di capire le possibili evoluzioni del settore e, di conseguenza, di adottare adeguate politiche per la stabilizzazione del settore.

Opec in crisi di identità

La stessa Opec, il club che raduna le maggiori nazioni esportatrici di petrolio, sta attraversando una grave crisi di identità. Infatti gli Stati Uniti sono riusciti, grazie alla rivoluzione dello shale oil, a diventare nel giro di pochi anni la prima potenza esportatrice. Un record assolutamente inimmaginabile fino a pochi anni fa, soprattutto in virtù di un divieto, recentemente abolito dal Congresso, che impediva l’esportazione di petrolio statunitense. Una misura che venne a suo tempo presa durante la crisi petrolifera degli anni 70. In altre parole Washington è diventata l’ago della bilancia del settore, mettendo da parte l’organizzazione che vede, tra i suoi membri, una forte prevalenza degli stati mediorientali. Una rivoluzione copernicana negli equilibri geopolitici che diventa ancora più eclatante se si guarda al recente passato e alla dipendenza degli States dai cosiddetti petroldollari.

Pericoli sempre più grandi

Dipendenza che, adesso, è stata letteralmente tagliata.  Ad ogni modo, tornando a quanto detto da Novak, i problemi nella regione mediorientale stanno diventando “sempre più grandi”. Una dimostrazione pratica si è avuta proprio nei giorni scorsi con gli attacchi da parte di droni verso piattaforme e navi petrolifere saudite. Non solo ma gli attriti tra Usa e Cina non stanno facendo altro che peggiorare la situazione.

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