JP Morgan: lo shale non avrà vita facile

L’Opec ha recentemente deciso di prolungare la sua politica dei tagli alla produzione di petrolio di 1,2 milioni di barili. Una decisione che era stata presa a dicembre del 2018 e che è stata prolungata nell’ultima riunione a Vienna tenutasi tra l’1 e il 2 luglio.

La strategia dell'Opec

Una strategia che a suo tempo è stata adottata per riuscire ad equilibrare il prezzo del barile in un momento molto delicato per il settore. Ma allo stesso tempo è stata una decisione che ha fatto scendere la quota di mercato dell’Opec ai minimi da oltre 30 anni. Il tutto a vantaggio degli Usa. Infatti con l’avvento della tecnologia di estrazione dello shale oil, Washington non solo è riuscita ad ottenere l’indipendenza energetica (con tutte le conseguenze derivanti a livello di equilibri geopolitici) ma è anche diventata la prima potenza produttrice a livello mondiale. Non solo, ma entro 5 anni potrebbe essere anche la prima nazione esportatrice.

Il pericolo scampato

In altre parole: lo shale oil Usa ha di fatto travolto il mercato internazionale anche approfittando del rialzo dei prezzi creato proprio dalla decisione dell’Opec. Infatti un barile con una quotazione troppo bassa, rischia di rendere antieconomica l’estrazione dei produttori statunitensi, pericolo che, i tagli dei paesi esportatori, hanno evitato. Una situazione paradossale. Infatti i tagli dell’Opec avevano (e hanno) il solo scopo di riordinare gli equilibri tra domanda e offerta oltre che stabilizzare le quotazioni.

Equilibri stravolti

Il problema è che l’intervento a gamba tesa degli Usa rischia di vanificare il tutto. Con il risultato che da un lato i prezzi possono continuare ad oscillare mentre l’Opec perderà costantemente potere decisionale. Ed anche in questo caso a discapito degli equilibri all’organizzazione, sia interni che esterni. Infatti all’interno dell’Opec riescono a convivere, seppur forzatamente, varie realtà che, all’esterno sono nemiche. Un esempio? Iran e Arabia Saudita. Senza contare che, con l’ufficializzazione dell’Opec plus, confermata a tempo indeterminato, quindi con l’appoggio di altri 10 membri esterni, Russia compresa, si è creata una triangolazione molto particolare.

La vendetta dell'Opec

Ad ogni modo, a prescindere dalle considerazioni di fondo, il fatto che l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio stia perdendo quote di mercato, Christyan Malek di JP Morgan ha dichiarato che questa sarà una situazione che non può durare a lungo. Infatti un graduale calo dei prezzi del petrolio nei prossimi anni potrebbe spingere l’ Arabia Saudita e più in generale l’ OPEC, a recuperare parte della sua quota di mercato letteralmente occupata di forza dagli Stati Uniti. Con un calo continuo dei prezzi, la sua previsione tra 4 anni vede una graduale discesa che porterà il petrolio a $ 50. Arabia Saudita e Opec reclameranno la loro quota di mercato.

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