Interessanti le commodity agricole!

Il mondo delle materie prime è variegato. Esistono i metalli preziosi, i metalli industriali, le commodities legate all’energia, i cosiddetti coloniali o soft ed infine gli agricoli.

Proprio su queste materie prime vorremmo concentrare l’analisi odierna visto che le valutazioni hanno toccato di recente il minimo degli ultimi 20 anni.

Cominciamo prima di tutto a vedere cosa comprende il paniere dell’indice Bloomberg Agriculture Subindex.  Secondo gli ultimi dati disponibili il mais ha il peso più rilevante (21%) seguito dalla soia (20%), farina di soia (11%), Frumento (10%), zucchero (10%), olio di soia (10%), caffè, cotone e frumento Kansas in quote residuali.
Paniere replicato daquesto ETC quotato a Milano 

Prima di commentare il grafico dell’indice Bloomberg Agriculture vogliamo aprire un capitolo sui prezzi dei prodotti agricoli.

Esiste infatti un indice poco conosciuto ma dalla storia molto lunga che viene mensilmente aggiornato dalla FAO. Il FAO Food Index misura i prezzi internazionali di un basket di commodity cosiddette “food”. Indice che si traduce nella media di cinque gruppi di commodity alimentari (cereal, vegetable oil, dairy, meat, sugar).

L’aspetto molto interessante di questo indicatore viene dal confronto tra il suo andamento in termini nominali ed in termini reali depurati dall’inflazione. Come si vede dal primo grafico la linea arancio mostra come in termini nominali il prezzo è cresciuto di 4 volte rispetto al 1960 nonostante una correzione piuttosto corposa che sta andando avanti dalla fine della crisi finanziaria del 2009.

Se però osserviamo lo stesso prezzo in termini reali notiamo come in realtà i prezzi dei beni alimentari monitorati dalla FAO a livello mondiale si posizionano praticamente allo stesso livello del 1960. Il guadagno per un ipotetico investitore di lungo periodo che avesse deciso di mettere soldi su queste materie prima sarebbe quindi stato nullo.

Essendo regolato da domanda e offerta come per tutte le commodity, il meccanismo dei prezzi delle materie prime alimentari si è aggiustato nel corso del tempo producendo un incremento nullo. Ecco spiegato il motivo per cui ha senso comprare azioni del settore commodity (che producono utili), non ha senso investire in commodity dirette (poiché nel lungo periodo i prezzi tendono ad adeguarsi all’inflazione e non erogano dividendi).

Questo grafico smentisce poi anche la teoria dei disfattisti che pronosticavano crisi alimentari da scarsità di offerta e prezzi alle stelle a causa della sovrapopolazione terreste. Ma questo è un altro discorso.

Tornando al grafico  del Bloomberg Commodity quello che ritengo interessante per chi naturalmente non vuole investire nel lunghissimo periodo, ma bensì su un orizzonte temporale più breve, è il raggiungimento di livelli di prezzo che non si vedevano dal 2001-2002. Ma soprattutto vorrei evidenziare il bullish engulfing pattern mensile (candela bianca che ingloba quella del mese precedente) del mese di maggio che sembra confermare il forte interesse del mercato su questi livelli di prezzo.

In un mondo finanziario in cui bond e equity sono sui massimi storici, trovare qualcosa sui minimi assoluti è raro, ma per i prezzi dei beni agricoli i margini di risalita ci sarebbero tutti se venisse abbattuta la down trend line ora sotto pressione.
 

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