Il rischio di investire nei beni rifugio

  • In momenti di crisi la corsa ai beni rifugio è forsennata;
  • La statistica non sorride ai beni rifugio nel lungo termine perché quando si è tornati alla normalità la loro quotazione non ha più visto i livelli toccati nei momenti più profondi delle crisi;
  • Fare strategie di protezione comprando beni rifugio può funzionare solo se si cavalca l'onda scegliendo il timing adeguato.


A volte la paura è come il denaro, fa fare delle cose che in condizioni normali non si farebbero mai...

Nel mondo della finanza la prima azione che ti fa compiere la paura è trovare riparo in quelli che chiamano i beni rifugio, ossia i metalli preziosi, i bund tedeschi e americani, valute come il franco svizzero, il dollaro, lo yen, gli immobili. In verità nella costruzione del proprio portafoglio di investimento molti si imbottiscono di questi beni perché pensano che alla lunga essi non tradiscono mai. Ma le cose stanno proprio così?

Un pò di eventi

Nel 2011, durante l'anno in cui era esplosa la crisi del debito in Europa, la domanda forsennata di oro aveva fatto salire la quotazione del metallo giallo a oltre 1.900 dollari l'oncia, dopo qualche anno esso piombò a 1.000 dollari circa e negli ultimi tempi, a seguito dell'inasprirsi delle tensioni internazionali riguardo la guerra sui dazi è risalito fino 1.500 dollari o poco più. Insomma a distanza di quasi 10 anni, l'oro non riuscì a tornare a quei livelli del 2011 ma neppure ad avvicinarsi.
Sempre in quell'anno, lo yen mostrò una forza mostruosa, era comprato da tutti nonostante la politica monetaria quasi dissennatamente espansiva della BOJ, il cambio USD/JPY raggiunse un minimo di 75, per poi nell'arco degli anni risalire progressivamente fino a un massimo di 126, da qualche anno oscilla tra 100 e 115. Anche qui quei livelli del 2011 non sono stati neppure sfiorati.
Il franco svizzero, dopo la rimozione del peg sull'euro da parte della SNB del 2015 a seguito di costanti pressioni del mercato, passò in un attimo da 1,20 a 0,80 ma poi risalì velocemente stabilizzandosi nel tempo sopra 1,05 sotto la vigilanza della banca centrale che silenziosamente con ogni probabilità ha imposto un altro floor a livelli più bassi di quanto fatto in precedenza.
Il bund tedesco a 10 anni è passato da un rendimento di -0,71% durante l'apice dello scontro tra Usa e Cina a -0,35% dei giorni nostri.
Gli immobili acquistati nel 2007, prima della chiusura dei rubinetti da parte delle banche sui mutui, avevano un valore doppio rispetto a quello che hanno oggi e le previsioni di crescita del mattone non fanno pensare ad un recupero di quelle stime per almeno i prossimi 30 anni.
Infine la Vix, l'indice che più di ogni altro è sintomatico della paura degli investitori, ha segnato nel 2008 il 100%, in piena crisi dei mutui subprime, poi si è notevolmente ridotta fino a stabilizzarsi negli ultimi anni tra il 10% e il 30% a seconda della volatilità sul mercato.
E si potrebbe continuare all'infinito...

Che lezione trarne

Nessun bene rifugio dà garanzia di nulla come si può vedere, se si sbaglia il timing dell'operazione può essere molto più rischioso di qualsiasi titolo azionario anche perché la statistica nel lungo periodo non è dalla sua parte. I periodi in cui arriva l'acquazzone sui mercati finanziari sono pochi e circoscritti, ma soprattutto non prevedibili, quantomeno non in maniera scientifica. Quindi conservare un'ottica di lungo periodo quando si pensa ad un bene rifugio potrebbe essere una strategia operativa non profittevole perché nel tempo sono più i momenti in cui il mercato sale che quelli in cui il mercato scende.
Discorso diverso invece se si pensa al breve periodo, cavalcando l'onda della paura e uscendo a gambe levate non appena la situazione volge verso una normalizzazione dei mercati. Ma per questo... ci sarebbe bisogno del bene rifugio per adottare questa forma di tatticismo strategico?

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