Il mercato petrolifero rischia di esplodere?

Gli Stati Uniti, forti del loro nuovo status di potenza esportatrice, si stanno attrezzando per costruire nuove infrastrutture che trasporteranno l’oro nero da una parte all’altra della nazione.

Il gap statunitense

Questo perché se da un lato, la prima potenza mondiale ha più che raddoppiato la sua produzione negli ultimi anni, dall’altra gli oleodotti e l’indotto per la distribuzione della materia prima sono rimasti praticamente fermi. Pochi gli investimenti per il potenziamento della rete, un gap che le autorità hanno intenzione di colmare.

Golfo del Messico: nuovo hub

Nello specifico gli States stanno trasformando la Costa del Golfo del Messico in un importante hub di esportazione, cosa che, secondo Citigroup, renderà Washington un punto di riferimento a livello mondiale per il greggio già nel prossimo futuro. Secondo quanto previsto, infatti, le esportazioni petrolifere statunitensi, attualmente pari a circa 3 milioni di barili al giorno potrebbero crescere di un altro milione al giorno già da quest’anno, arrivando quindi a 4 milioni.

I numeri

Ma le strutture di spedizione vengono ampliate lungo tutta la costa del Golfo, in Texas e in Louisiana con una velocità che potrebbe reggere anche un’esportazione con punte di 6 milioni di barili al giorno entro tempi brevi. Sempre secondo Citi la possibilità di un potenziamento della rete dei gasdotti e degli oleodotti porterà il bacino del Permiano, attuale centro di produzione Usa, a raddoppiare la sua produzione entro il 2023 portandola a circa 8 milioni di barili al giorno partendo dai 4 previsti per la fine di quest’anno.

Risultato

Il settore petrolifero, già inondato di materia prima, rischia di trovarsi letteralmente sommerso dal greggio a stelle e strisce. Un pericolo che è anche più grande se si guarda ad una guerra commerciale che, in caso di ulteriore inasprimento, taglierà la domanda di petrolio a livello mondiale. Domanda che potrebbe risultare ancora inferiore alle attese anche a causa di un generale rallentamento economico. 

In arrivo nuovi equilibri

Questa prospettiva rappresenta un vero e proprio schiaffo all’Opec e alla Russia, sua recente alleata, soprattutto alla luce delle strategie attuate dall’organizzazione per un taglio costante della produzione allo scopo di calmierare i prezzi. Quello che sta succedendo, quindi, vedrà l’Opec uscire piano piano di scena, con quote di mercato che verranno letteralmente fagocitate da Washington. Francisco Blanch, capo della ricerca di materie prime e derivati ​​della Bank of America, ricorda che negli ultimi 7 anni l’Opec ha perso l’1% di quote di mercato ogni anno.

Tensioni nell'Opec

Il problema è che se Ryad, principale rappresentante dell’Opec, potrebbe tollerarlo, anche in virtù di una storica alleanza con gli States, meno accondiscendente sarà sicuramente l’atteggiamento di Mosca. A sua volta potenza esportatrice mondiale. In tutto questo, infatti, incideranno poco la perdita della quota di petrolio venezuelano e ancora di meno quella iraniana. Cosa accadrà quando l’Opec deciderà di interrompere i tagli? E ancora: cosa accadrà quando le tensioni interne dall’organizzazione e finora sopite, si scateneranno, magari guidate proprio da Mosca?

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