Gli Usa puntano al predominio dell’energia mondiale

Stando alle dichiarazioni del vice segretario all’energia Usa Dan Brouilette, Washington punta al predominio del settore energetico mondiale. A prescindere da quanto accadrà al prezzo del petrolio.

Le parole del vice segretario Usa

Le sue parole non lasciano spazio a dubbi: “Stiamo producendo quanta più energia possibile, nel modo più pulito possibile e nel modo più economico possibile. E qualunque cosa accada al prezzo mondiale del petrolio e dell’elettricità, non importa.” Queste dichiarazioni arrivano proprio nella settimana della prossima riunione dell’Opec+ ad Abu Dhabi prevista per domenica, riunione che dovrà decidere le prossime mosse sul petrolio.

Una riunione che, come le altre che l’hanno preceduta, non sarà molto semplice e tantomeno serena. Infatti quest’anno l’ OPEC ha ha dovuto combattere non poco contro molti nemici. Non solo quelli creati dalle prospettive di un rallentamento della crescita globale ma anche dalle incertezze sempre più estreme di un guerra commerciale che si sta prolungando, tra alti e bassi, tra Stati Uniti e Cina.

La rivoluzione shale

Una serenità che manca anche per il fatto che il ruolo dell’Opec, come ago della bilancia nel mondo del petrolio, è ormai ampiamente limitato proprio all’entrata in scena degli Stati Uniti che, con la rivoluzione dello shale oil, rivoluzione peraltro recente, hanno occupato nel 2015, il primo posto tra le nazioni produttrici di greggio. Non solo, ma nell’ultimo decennio, gli Stati Uniti hanno più che raddoppiato la produzione di petrolio passando a 12,3 milioni di barili al giorno. Un trend che non sembra conoscere sosta visto che il vice segretario ha confermato l’aumento della produzione sia per il 2019 che per il 2020. Un aumento che non si fermerà, quindi, nemmeno di fronte alle possibilità di una richiesta in calo dettata dal già citato rallentamento economico in atto.

La politica Opec

Il paradosso, secondo quanto sottolineato ancora da Dan Brouillette, deriva dal fatto che la politica energetica statunitense non è progettata per influire sui prezzi, eppure è il petrolio Usa, e soprattutto i dati macro ad esso legati, che restano l’ago della bilancia per chi opera nel settore. Nelle ultime sedute i prezzi del petrolio stanno registrando un sostanziale rialzo sulle proiezioni di una politica Opec ancora stringente anche se il trend più ampio resta comunque ribassista. Le quotazioni vedono un Brent a 62,2 dollari al barile mentre il Wti non va oltre i 57,14. Insieme alla Russia e ad altri produttori alleati, l’OPEC ha deciso di ridurre la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno all’inizio del 2019 continuando di fatto quanto deciso per la prima volta nel gennaio del 2017.

I tagli alla produzione

L’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, infatti, sarebbe orientata nel continuare la sua politica di tagli alla produzione per permettere alle quotazioni di non crollare nuovamente come accaduto a suo tempo nel 2014, ad un greggio che rischiò di sfiorare i 20 dollari al barile.  A confermarlo è anche l’arrivo del principe Abdulaziz bin Salman come nuovo ministro dell’Energia. Infatti è stato proprio lui a contribuire al negoziato sull’accordo tra l’OPEC ei paesi non OPEC per tagliare le forniture di greggio.

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