Euforia Saudi Aramco. Ma c’è chi dice no

  • Dopo la prima giornata di contrattazioni il colosso petrolifero arriva a 1.900 miliardi di capitalizzazione
  • Soddisfatte le aspettative della monarchia saudita
  • Dubbi di alcuni analisti sul fronte della sostenibilità sul lungo periodo

Primo giorno di contrattazione per Saudi Aramco e già tante soddisfazioni. Ma anche tanti dubbi. Come infatti desiderava la Casa Reale, la capitalizzazione di 2000 miliardi è stata raggiunta. Ma i dubbi sul futuro dell'intera operazione, nati già da tempo, persistono.

I numeri di Saudi Aramco

I numeriche si sono evidenziati immediatamente hanno portato la capitalizzazione del colosso petrolifero a 1880 miliardi di dollari, dai 1700 di partenza. Poco sotto, quindi, il traguardo di 2000 miliardi voluti dai principi sauditi. Tradotto in percentuale si parla di un +10% in un solo giorno. Lontano, ormai, il record di Alibaba che con i suoi 25 miliardi poteva vantare la prima posizione in classifica. Saudi Aramco, con i suoi 25,6, vince su tutta la linea. Ancora di più se si pensa che sul mercato è stato collocato solo l’1,5% della società. Ma c'è già chi avanza qualche diffidenza.

Pressioni per sostenere il titolo?

La scelta della borsa saudita Tadawul, estremamente piccola rispetto alle dimensioni esorbitanti di quella che si è rivelata l’Ipo più costosa di sempre, lasciava perplessi diversi analisti. Il motivo, potrebbe trovarsi proprio nella necessità di rendere estremamente appetibili le azioni di Saudi Aramco di fronte alle tante incertezze che gravano sul settore petrolifero. Le stesse che hanno portato New York e Londra ad evitare l'affare apparentemente interessante.

Perchè il Tadawul e non Wall Street?

Perchè il Tadawul e non Wall Street? La risposta è semplice. La borsa saudita e gli investitori che hanno partecipato all'acquisto delle azioni sono particolarmente legate al governo e alla monarchia. Da qui il sospetto che i vertici politici abbiano fatto pressioni affinché fondi e investitori sostenessero il titolo. Pochi, se non nulli, gli interessi degli attori internazionali. Solo meno di un quarto delle azioni riservate agli stranieri sono state comprate, per di più da fondi che potrebbe essere riconducibili a grandi investitori del Golfo Persico.

Il problema di Saudi

Il problema di Saudi è che, da sola, incarna non solo i rischi economici e finanziari presenti sul settore degli energetici ma anche quelli sul fronte geopolitico. Il primo di questi è proprio l’ingombrante governo saudita (leggi monarchia). Con il suo diritto di veto verso gli altri azionisti e le sue politiche non sempre chiare e trasparenti (senza contare la violazione di molti diritti umani), potrebbe essere la pietra d’inciampo principale nella raccolta di capitali internazionali. Inoltre da non dimenticare un’altra serie di rischi.

Rischi geopolitici

In questo caso rientrano gli attacchi dei terroristi iraniani verificatisi con i droni qualche mese fa. Sebbene la società sia riuscita a ripristinare la produzione in tempi record, fattore che potrebbe giocare a suo favore come prova di resilienza e duttilità, resta la realtà di un panorama politico difficile e il rischio di nuovi attacchi agli impianti. Senza contare la rivoluzione energetica che, sul lungo periodo, potrebbe far calare la domanda di greggio a livello internazionale.

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