Crude oil e vicende politiche a ridosso del vertice Opec

Come tutti sappiamo il prezzo del greggio anche quest'anno potrebbe essere influenzato dal vertice Opec che si terrà il prossimo Novembre.

I paesi aderenti stanno decidendo se disporre per una proroga dei tagli alla produzione che , secondo contratto, dovrebbe arrivare fino a scadenza il prossimo Marzo 2018.Tra i partecipanti L'Arabia Saudita ,tramite il suo ministro all'energia , fa sapere di volere aderire ai tagli ma di essere disposto anche a trovare un nuovo equilibrio tra domanda e offerta della materia.

L'Iraq poi, secondo produttore al mondo dell' oro nero,stenterà a mio vedere a mantenere fede al taglio , anche perchè si vede costretto a controbilanciare il calo delle esportazione del greggio derivanti dalle regioni meridionali del  Kirkuk. Difatti in questa zona del paese , a maggioranza curda , si è tenuto ultimamente il referendum per l'indipendenza del Kurdistan iracheno,con un affluenza massiccia del popolo alle urne. I curdi hanno votato in massa a favore dell'indipendenza  e ciò a posto una carta favorevole nelle mani di Barzani che potrà essere intavolata nelle trattative con Bagdad.

Questa zona meridionale dell Iraq è uno dei poli petroliferi più grandi del paese ed anche se il referendum non ha valore internazionale rappresenta una spina nel fianco di questo grosso produttore.Infine anche paesi non aderenti all'Opec, come Libia e Nigeria sono stati invitai a partecipare .Tuttavia questi ultimi due ,soprattutto la Nigeria , fa saper di poter aderire al taglio solo nel caso in cui la produzione potrebbe aggirarsi intorno agli 1,8 milioni di barili al giorno. Dal punto di vista tecnico ,oggi la settimana vede il Crude oil chiudere a 53.94 con un rincaro dei prezzi pari ad oltre il 2,5% giornaliero.

Il grafico settimanale vede  un testa  e spalle ben chiaro ed un prezzo chiuso tra i livelli di supporto pari ai 45 dollari ed una resistenza pari ai 53,80 . Una rottura dei 54 con forza , a nostro vedere , potrebbe portare le quotazioni ai livelli dei 60 dollari al barile, sempre considerando un lungo arco temporale ed una propensione al rischio responsabile, Saluti Bruno Stasi

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