Analisi fondamentale e tecnica sul petrolio

E' stato un fuoco di paglia...

Almeno stando all'andamento del prezzo del greggio dopo l'attacco alle raffinerie saudite che facevano presagire grandi scossoni duraturi, l'allarme sembra per il momento rientrato. Infatti a seguito della notizia il Brent era arrivato a toccare un massimo di 71,95 da 60,22 e il Wti un picco di 61,48 da 54,85, un balzo insomma del 20% in un giorno. In una settimana il future ha recuperato tutto il suo valore iniziale, gli hedge funds probabilmente hanno sfruttato questa impennata per liquidare le posizioni long e non hanno seguito il corso.

Cosa c'è dietro questo comportamento evidentemente è da ricercare in una moltitudine di fattori che fanno pensare che la view generale sia abbastanza bearish, primo tra tutti le rassicurazioni della Saudi Aramco, la compagnia nazionale saudita di idrocarburi, che ha dichiarato che la capacità di produzione saudita è di 11,3 ml di barili al giorno e quindi il danno dei missili non è stato poi così imponente, anzi sembra si starebbe attivando per un'operazione di finance project con le banche della cifra di 1mld di dollari. Il mercato non crede nel rialzo anche alla luce di un certo pessimismo riguardo le trattative tra Usa e Cina, del calo della domanda di uno dei principali paesi importatori di greggio come l'India e dell'aumento a 2,412m di scorte di petrolio Usa, nonostante il rischio geopolitico di nuovi attacchi in Medio Oriente sia sempre vivo.

D'altro canto bisogna tenere in considerazione il fatto che, come sostenuto da diverse fonti, gli impianti messi fuori uso dai missili richiedono parecchi mesi prima di essere sostituiti con altrettanti funzionanti, quindi la produttività non potrà mai essere come prima, almeno fin quando tutto il sistema non torni alla piena efficienza. Singolare risulta essere il fatto che Saudi Aramco, nonostante le sue rassicurazioni, si sia comunque rivolta ad altri paesi come il Kuwait e gli Emirati Arabi per approvvigionarsi di greggio onde evitare ritardi ulteriori nelle consegne.

Una domanda che però aleggia tra gli analisti è: e se invece gli operatori di mercato temono e quindi cominciano a scontare una recessione a livello globale?

Dal punto di vista tecnico, se osserviamo il grafico mensile del WTI da anni vi è una certa lateralità del prezzo del greggio con delle escursioni estemporanee dovute a tensioni internazionali ma rientrate abbastanza celermente. Agli estremi di un intervallo di 40-70 dollari al barile si potrebbe adottare una strategia inversal posizionandosi sulle curve delle bande di Bollinger e stoppando le posizioni nel caso in cui i prezzi dovessero rompere la resistenza intorno a 78. A quel punto il corso potrebbe iniziare un trend rialzista dirigendosi anche verso 100-110 dollari, quota che non si vede dal 2014, cosa che ritengo poco probabile, almeno nel breve. Altrettanto improbabile reputo che il WTI possa scendere sotto il supporto psicologico dei 40$ se non per un tempo limitato.

---

Vuoi fare trading sul petrolio? Usa la stessa piattaforma che usano i traders di Investire.biz

Apri un conto con www.kimuratrading.com

---

2 - Commenti

Andrea Famiglietti

Andrea Famiglietti - 27 settembre 11:13 Rispondi

Johnny Zotti

Johnny Zotti - 27 settembre 11:43 Rispondi