Mercati: sale il nervosismo nell'ultima parte dell'anno | Investire.biz

Mercati: sale il nervosismo nell'ultima parte dell'anno

20 dic 2021 - 12:30

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Si avvicina la chiusura di fine anno e i mercati tirano le somme fra nuovi timori di Covid e ipotesi di rialzi dei tassi. Vediamo cosa è successo nella settimana

Nella settimana appena conclusa i mercati azionari di tutto il mondo hanno mostrato nervosismo. Le azioni di Italia, Europa e Stati Uniti hanno ondeggiato a lungo sulla scorta delle dichiarazioni delle Banche centrali, Fed in primis, con l'S&P 500 che ha chiuso in negativo con ritracciamenti fino a quasi il -2%. 

Nel breve periodo, avremo un mercato che probabilmente manterrà posizioni non ribassiste fino alla conclusione del 2021 a causa della stagionalità favorevoli e dalle manovre tecniche di “window dressing” (abbellimento dei bilanci per fine anno). 

La vera battaglia si giocherà nel 2022, quando si avranno le informazioni sulle nuove infezioni da Covid-19 dopo le feste natalizie, valutando il relativo impatto sull'economia. 

 

Materie prime: prezzi iniziano a scontare i rialzi dei tassi

La settimana conclusa ha visto l'indice CRB delle materie prime in tenuta, con il petrolio Brent che chiude a quasi 73 dollari al barile e l'oro che mantiene le posizioni in area 1.800 dollari l'oncia. I conti non tornano e presto si vedrà chi bleffa. 

L'unica rilevazione certa è che l'inflazione è conclamata su entrambe le sponde dell'Oceano e non può più essere considerata transitoria. In un contesto in cui l'indice dei prezzi al consumo si trova in area 7% negli Stati Uniti e intorno al 4% in Eurozona. L'oro, considerato bene rifugio per eccellenza, non sta performando come ci si aspetta.

Non penso che la difesa contro l'inflazione sia rappresentata dalle criptovalute come alcuni credono, in quanto queste presentano problemi di solidità, stabilità e credibilità. Personalmente, credo che i mercati stiano scontando nei prezzi i futuri aumenti dei tassi, forse addirittura tre, che la Federal Reserve ipotizza per il 2022: se ciò fosse vero l'oro potrebbe presto passare a 2.000 dollari l'oncia.  

 

Obbligazioni: numerose variabili in gioco

Il mercato obbligazionario questa settimana segna una salita delle quotazioni e un ritracciamento dei rendimenti. Il BTp a 10 anni rende lo 0,9% e il Treasury USA l'1,4%. Anche in questo caso ci sono numerose variabili che impattano sui valori e si deve capire quale tra queste è in contraddizione con gli eventi. La riduzione delle politiche monetrie ultra-espansive da parte della Fed sui tassi dovrebbe affondare i corsi dei bond governativi a lungo termine, ma ciò non avviene. 

È possibile che le paure sulla variante Omicron del Covid-19 abbiano sostenuto le obbligazioni mettendo in discussione i ritocchi al costo del denaro. Il quadro attuale viene completato con un probabile diverso approccio tra la BCE e la Banca centrale americana: con quest'ultima più interventista a differenza della prima, sostenitrice di una politica più “dovish” sui tassi. Il tempo provvederà presto a rendere la situazione più comprensibile.

 

Forex: Paesi emergenti prossimi a tensioni su fronte azionario e obbligazionario?

Il cambio EUR/USD ha chiuso la settimana in area 1.124. A mio avviso la forza del biglietto verde accompagnata da un rialzo nel costo del denaro potrebbe creare volatilità sui mercati nel 2022. Un mercato obbligazionario USA che promette buoni rendimenti accompagnati da una valuta forte, attrae il denaro degli investitori che lo tolgono da bond e azioni emergenti in quanto, fino ad ora, questa tipologia di investimenti ha garantito un maggior premio. 

Se aggiungiamo che i Paesi emergenti non hanno economie stabili e un sistema sanitario solido, in caso di recrudescenza del Covid potrebbero verificarsi problemi che darebbero il via tensioni importanti: un’ipotesi oggi remota ma possibile. Il primo trimestre del prossimo anno probabilmente darà le risposte a queste domande.

 

Franco Bandelli - www.finanzairriverente.com

 

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