Yuan sempre più debole. E potrebbe non essere finita qui

Continua la debolezza dello yuan, moneta nazionale cinese ma anche punto di riferimento delle valute emergenti. L’ultimo dato parla di un un -2,5% sul dollaro per il mese di maggio con un saldo di 6,9217 dollari. E potrebbe anche non essere finita qui.

La debolezza dello yuan: le cause

Infatti la debolezza dello yuan deriva in massima parte da una serie di fattori concomitanti, fattori che non sembrano in fase di risoluzione. Prima causa le tensioni tra Usa e Cina, tensioni che, per ammissione del presidente Usa Donald Trump, potrebbero continuare ancora per qualche tempo.

Il G20 in Giappone

All’orizzonte, infatti, non sembrano esserci soluzioni sulla questione. Nemmeno il prossimo G20 in Giappone, peraltro visto come un’occasione di possibile dialogo tra le parti, non è più inquadrata sotto una luce di ottimismo. Altro elemento che pesa sulla forza dello yuan è l’economia cinese. Da tempo Pechino è alle prese con una progressiva perdita di slancio si sul fronte dell’export (e in questo caso la guerra dei dazi non aiuterebbe) che su quello della domanda interna.

Le misure di stimolo del governo cinese

Il governo centrale ha aumentato le misure di stimolo fiscale e le agevolazioni per i consumatori, ma i risultati più rassicuranti tardano a venire. E la Cina è destinata ad essere la prima economia mondiale nell’immediato futuro. Inoltre, stando a quanto previsto da Bank of America, proprio uno yuan più debole e quindi una certezza sulla parallela debolezza della Cina, potrebbe spostare flussi di capitale verso porti più sicuri, primo fra tutti gli Usa.  

Tradotto in altri termini, il pericolo maggiore, allo stato attuale, potrebbe essere un ritorno alle vendite sui listini mondiali qualora si vedesse un progressivo, ulteriore indebolimento della moneta cinese.

Il livello chiave da monitorare

Anche in questo caso si guarda ai numeri: se l’attuale 6,9 sul dollaro dovesse progressivamente spostarsi verso il 7 significherebbe anche un possibile intervento delle autorità della banca centrale di Pechino. Si tratterebbe, in questo caso, del terzo intervento negli ultimi anni delle autorità finanziarie ma questa volta sarebbe causato dalla guerra dei dazi. Una guerra che, sempre secondo BofA, potrebbe spingere lo yuan anche a livello di 7,13 sul dollaro. Intanto proprio in seguito alla guerra commerciale Pechino sta rivedendo i vari accordi commerciali.

La Cina rivede i suoi progetti

Uno dei tanti, quello da 43 miliardi di dollari sul gas naturale in Alaska e risalente al 2017. La Cina ha acquistato $ 6,3 miliardi di dollari statunitensi di greggio e GNL nel 2017, il 3,6% degli acquisti di prodotti energetici stranieri nel paese. Tecnicamente è un’esposizione ancora relativamente bassa, ma cosa accadrebbe se Pechino decidesse lo stop improvviso alla catena di approvvigionamento energetico? Per il momento ha già minacciato quella sulle terre rare.

0 - Commenti