Valuta forte, valuta debole

Ad oggi, che la valuta forte in assoluto sia il dollaro americano è concetto più che assodato. Studiando il grafico, risulta chiaro che il secondo semestre del 2014 rappresenta la lampante dichiarazione di guerra alle valute del mondo intero, con obbiettivi ambiziosi a lungo termine oltre 115.00. Intanto il 2015 ci ha mostrato una estesa lateralità (range 93-100) che pone l'investitore di medio termine davanti a un bivio: trattasi di riposo fisiologico oppure di una inversione prossima? Tuttavia non tutte le valute hanno reagito a questo vigore smisurato nello stesso modo.
Nonostante la lateralità, alcune valute hanno continuato a perdere terreno quasi per inerzia nei confronti del USD come, per esempio, il CAD e il NOK. Chiameremo queste ultime "valute estremamente danneggiate".
Deboli, ma con una frenata innestata da luglio 2015, sono valute come AUD, NZD, TRY e CNY. Chiameremo queste ultime "valute agli stessi livelli di lug 2015".
Valute come EUR, CHF, GBP, JPY e RUB hanno invece approfittato della pausa di USD dell'anno corrente. Chiameremo queste ultime "valute agli stessi livelli di gen 2015".
Infine troviamo quelle valute che sono rimaste indifferenti alla potenza americana, riuscendo a mantenere i livelli di inizio rally. Chiameremo queste ultime "valute agli stessi livelli di lug 2014".
Colorando la mappa, ci rendiamo conto che la più alta concentrazione di colore verde si trova nella patria dell'Opec e nella patria del Narcotraffico. Il cosiddetto mondo occidentale insieme al nord-ovest africano (eccezion fatta per il Guinea-Bissau, stato oramai in mano alla criminalità del narcotraffico) e alla Russia hanno approfittato dell'Usd che giace. Il Canada e la Norvegia soffrono della correlazione diretta col prezzo del petrolio, risultando così gli unici stati nordici di colore rosa. Il sud-est asiatico insieme a Brasile e Messico rappresentano quel distacco non netto dagli stati poveri. Non ci resta che aggiornare la mappa a dicembre 2016.

1 - Commento

luigi di gennaro - 17/01/2016 10:33 Rispondi

Big Mac Index dell'Economist: corsa alla svalutazione per stimolare l'export.

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