Se solo Cina e Usa si mettessero d'accordo, l'Aussie...

  •  Le minute della RBA confermano tassi bassi in Australia ancora a lungo
  •  Esportazioni in ripresa ed effetti collaterali dei tassi bassi impongono per ora uno stop
  •  Il Dollaro australiano è stata una delle valute più penalizzate dalla trade war
  • Teorica figura tecnica di inversione ribassista in corso


Pochi giorni fa sono stati pubblicati i verbali relativi all’ultimo meeting di politica monetaria della banca centrale australiana e sono emersi alcuni particolari interessanti.

Alla solita frase retorica circa l’essere pronti a nuovi ribassi nel costo del denaro se necessario, i motivi per il quale il mercato ha deciso di interrompere le vendite di Dollari australiani sono stati diversi.

Intanto la RBA ha messo in evidenza che il tono con cui si è discusso di taglio nel costo del denaro è stato meno intenso rispetto alle altre volte. E le banche centrali non trascurano mai i dettagli nelle parole dei verbali.
Secondo aspetto che è piaciuto ai compratori di Aud, l’aspetto che la svalutazione dell’Aussie sta cominciando a favorire le esportazioni.

Terzo aspetto si è discusso sull’impatto che i bassi tassi di interesse potrebbero avere sull’inflazione del mondo real estate.

Quarto aspetto di positività quello legato al settore minerario che sembra aver raggiunto un “turning point”.

Queste le informazioni che spulciando nelle minute ho trovato propositivi per l’Aud in un contesto comunque ancora molto prudente da parte della RBA la quale indica in prolungato il periodo di tassi bassi che dovrà accompagnare la politica monetaria alla luce anche dell’incertezza nella guerra commerciale Cina – Usa.
Innegabile comunque che una soluzione anche parziale di questa soluzione troverebbe nella valuta australiana uno dei gettoni più favorevoli da giocare sulla ruota del Forex.

Dal celebre tweet di Trump in cui la Cina venne accusata di non rispettare gli accordi presi, tra le valute sviluppate l’Aud è stata quella più colpite dopo Corona norvegese e Dollaro neozelandese.  Comportamento che si è rivelato speculare da inizio ottobre quando si è cominciata a vedere qualche apertura sul fronte dei negoziati. Nzd, Sek e Aud risultano infatti tra le migliori contro Dollaro.

Andiamo allora a vedere questo grafico di EurAud che ancora una volta sta premendo sui supporti che sostengono il trend bullish dal 2017.

La figura di testa e spalla, per ora solo teorica, che il cross sta formando sui grafici giornalieri vede in 1.61 una neck line doppiamente significativa visto il transito da quelle parti della up trend line principale.

Il problema per l’Aud è che la stessa figura si è rivelata inefficacie tra il 2018 e la prima parte del 2019, favorendo un allungo dalla primavera di quest’anno quando EurAud toccò area 1.57.

Solo un movimento sotto 1.61 fornirebbe un primo segnale bullish per la divisa australiana con target a quel punto stimabile in 1.55.

Andare sotto anche a questo livello spingerebbe il cross verso la up trend line madre di 1.50. Prima di sognare meglio essere però realisti. Fino a quando non arriveranno conferme di prezzo ogni posizionamento sull’Aud è prematuro, però conosciamo il livello al di sotto del quale tentare il long. Confidando in una pausa della trade war.

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