Petrolio mette le ali e aizza lo scontro tra FED e BOE

Alla fine ha prevalso la prudenza: è ciò che emerge dalla pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione di politica monetaria della FED. Il FOMC (Federal Open Market Committee ndr) ha determinato che gli sviluppi precedenti alla riunione dello scorso 17 Settembre ponevano un rischio concreto per l’economia a stelle e strisce con la conseguenza che il consiglio direttivo guidato da Janet Yellen ha ritenuto più prudente posticipare il rialzo dei tassi.
Dalla trascizione si evince che la FED avrebbe trovato opportuno rialzare i tassi a settembre per effetto dei recenti e positivi sviluppi dei fondamentali macroeconomici statunitensi, ma che le turbolenze a livello globale abbiano avuto un ruolo determinante nella decisione di mantenere l’assetto monetario invariato.
Ritorna quindi in auge la possibilità che il rialzo possa effettivamente arrivare a Dicembre, anche se mercati e analisti scontano un intervento entro la fine dell’anno intorno al 31%.
Tuttavia il recupero delle quotazioni di materie prime e petrolio stanno riportando le stime di inflazione intorno ad aree considerate accettabili in tutte le principali aree economiche: Il forte incremento delle quotazioni, legato principalmente all’intensificarsi delle ostilità in medio oriente, ha portato anche il governatore della Bank of England ad usare parole particolarmente esplicite circa il fatto che le azioni di Londra non saranno legate alle decisioni prese a Washington sottintendendo che, con l’inflazione che torna sui livelli obiettivo, a Threadneedle Street sono pronti ad intervenire. Che sia la solita uscita spaccona di Carney o un concreto piano di azione è ancora troppo presto per dirlo.

Market Movers
10:30 Regno Unito Bilancia commerciale cons. -10.0b prec. -11.1b
10:30 Regno Unito Bilancia commerciale non-UE cons. -2.5b prec. -3.5b
14:30 Canada Variazione numero di occupati cons. 10.0k prec. 12.0k
14:30 Canada Disoccupazione cons. 6.9% prec. 7.0%
15:10 Stati Uniti Discorso Lockhart (FOMC)

EURUSD
La giornata di contrattazioni in Europa si apre con un rialzo della moneta unica che supera quota 1.13 nel rapporto con il biglietto verde portandosi in modo stabile in area 1.1320 e aprendo la strada ad un ulteriore consolidamento sopra il livello chiave che delimitava la parte superiore del trading range tra 1.1150 e 1.13. Il messaggio ricevuto dagli operatori in occasione della pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione di politica monetaria è che il rialzo dei tassi “può attendere” fintanto che non si stabilizzino i fattori esogeni derivanti dalle difficoltà del fronte emergente. L’assenza di dati macroeconomici durante la giornata di oggi renderà gli scambi piuttosto incerti e per il rapporto EURUSD la settimana dovrebbe concludersi in prossimità di 1.1350 per effetto dell’indebolimento del biglietto verde su un possibile rimbalzo di Wall Street nel pomeriggio.

GBPUSD
La sterlina consolida l’area di 1.5350 anche in apertura dei mercati europei dopo una riunione di politica monetaria della BOE inconclusiva che ha lasciato invariato l’attuale assetto monetario e che non ha fornito sorprese nemmeno sul fronte delle dichiarazioni di voto. L’unico a volare alto è il falco Ian MacCafferty, come da attese, lasciato solo a perorare la causa del rialzo. In serata è arrivata anche la presa di posizione del titolare di Threadneedle Street, Mark Carney, che ha sostenuto come il nulla osta a procedere al rialzo per Londra sia totalmente svincolato dalle decisioni della FED e infondendo quindi spinta alla divisa di Sua Maestà.

USDJPY
Nulla di nuovo sul fronte orientale: questa volta il focus si sposta sul Giappone che vede la propria valuta continuare ad oscillare a cavallo di 120.00 nel rapporto con il biglietto verde in assenza di driver marcatamente rilevanti in uscita in conclusione di settimana. Prosegue quindi l’interminabile fase di accumulo che sta contraddistinguendo i movimenti di USDJPY che sembra quanto mai scorrelarsi anche dall’andamento del mercato azionario nipponico con l’indice Nikkei della borsa di Tokyo che chiude la settimana con un +1.64%, ma senza particolari conseguenze sull’andamento delle quotazioni dello yen.

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