NzdUsd, occasione di lungo periodo?

Negli ultimi giorni Luca Discacciati ha trattato alcuni cross aventi ad oggetto la divisa neozelandese e non posso che essere d’accordo con la sua visione, alla luce di alcune considerazioni che andrò a fare tra un po'.

La Nuova Zelanda è reduce da diversi tagli nei tassi di interesse che hanno portato il costo del denaro ai minimi storici. L’economia rallenta, l’inflazione pure, ma quello che pesa è naturalmente la trade war tra Stati Uniti e Cina, quella stessa Cina con la quale l’economia neozelandese si è legata a doppio filo negli ultimi anni.

Notizie negative dalla congiuntura economica, ma la Nuova Zelanda vanta anche aspetti positivi che al momento il mercato ignora. Uno di questi è il rapporto tra debito pubblico e Pil posizionato ad un livello molto basso ed inferiore al 30%. Un fattore che potrà fornire margini di manovra al Governo per adottare in futuro politiche più espansive soprattutto se abbinate ad un easing monetario già in corso.

Altra notizia di cui tenere conto quando approcciamo il Kiwi (così viene chiamato il cambio NzdUsd) è il pessimismo estremo che sta coinvolgendo la valuta sul mercato futures. Proprio di recente il net short su Nzd detenuto dagli hedge fund sul mercato futures CBOT di Chicago ha toccato un nuovo massimo. Un chiaro segnale di sentiment negativo che potrebbe fornire il giusto sottobosco per un rimbalzo anche consistente della valuta neozelandese  nelle prossime settimane.

Diciamo questo forti anche del grafico di lunghissimo termine di NzdUsd.

Grafico che parte dal 2000 e che mostra come il cambio si sta avvicinando a grandi passi verso la trend line rialzista che trova le sue origini proprio all’inizio del secolo corrente.

E’ uno di quei supporti da far tremare i polsi anche perché coincidente con i minimi del 2015 di 0.61.
Questo è un livello che su base mensile, a parte la debacle clamorosa del 2008 che fissò il secondo minimo primario, non vede una chiusura mensile più bassa  di 0.61 dal 2002. Supporto quindi importante corroborato anche dal RSI.

Indicatore che ho tarato sui 6 mesi per avere una maggior frequenza di oscillazione in ipercomprato/ipervenduto.

In questo caso ci interessa l’ipervenduto e soprattutto le divergenze. A quanto pare entrambe le condizioni si stanno verificando e lo stanno facendo come detto su un livello di supporto di lunghissimo periodo. Una reazione attorno a 0.62/0.61 può quindi essere considerata come possibile con un target idealmente da fissare verso l’alto in zona 0.68.

Da queste parti  medie mobili e down trend line faranno sentire i loro effetti.

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