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Forex: lo sprofondo rosso delle commodity currency

  • Australia e Norvegia tagliano i tassi ma al tempo stesso soffrono il crollo delle materie prime che rischia di mettere in crisi paesi considerati da sempre porti relativamente sicuri
  • L'Australia da oltre 28 anni non vive una recessione. Il 2020 potrebbe interrompere questo percorso netto
  • La Corona norvegese ha perso a marzo oltre il 20%. Peggio di molte valute emergenti a causa del collasso nel prezzo del petrolio.


Del Dollaro canadese e dei suoi lugubri presagi circa il futuro del petrolio ne abbiamo già parlato in un precedente articolo. Ma quello che si sta vedendo su valute fortemente dipendenti dal mondo delle materie prime come Corona norvegese e Dollaro australiano ricorda per molti versi cose già viste nel 2008. Se non peggio.

Cominciamo da una valuta che veniva vista ai tempi della crisi dell’Euro come un porto sicuro verso cui approdare grazie al suo rating da tripla A, all’assenza di debito ed alla ricchezza di quell’oro nero che ora vale poco più di 20 dollari al barile: la Corona norvegese. La divisa del Nord Europa vede proprio nel petrolio ed nel suo collasso la causa di tanti mali. La banca centrale in emergenza ha portato i tassi ad i minimi di sempre (0,25%) non escludendo nuove manovre. La disoccupazione, un non problema per la Norvegia da decenni, rischia di impennarsi anche per effetto delle inevitabili misure adottate anche nei Paesi nordici per contrastare il Corona virus. Ma soprattutto perché l’industria petrolifera e quella turistica rischiano il collasso. Nel 2008 il crollo del Nok (qui misurato su UsdNok), che già all’epoca sembra devastante, fu superiore al 10%. Con la chiusura della scorsa settimana abbiamo superato in un mese un ribasso del 20%!

Anche allora l’RSI toccò quota 80 ma servì un doppio test di questo livello di ipercomprato per trovare la base di un top primario. UsdNok stavolta è andato oltre, toccando un ipercomprato settimanale di 90. Livello estremo e record che potrebbe invogliare qualcuno ad entrare rischiando di prendere il coltello che cade dalla parte sbagliata. La Corona norvegese nell’ultimo mese ha perso più delle valute emergenti e probabilmente questo movimento è decisamente estremo. Viviamo momenti eccezionali e pur essendo convinto che la Corona è meglio del Rublo russo piuttosto che del Real brasiliano, l’irrazionalità del mercato può portare anche a distruggere un paese in apparenza solido ma purtroppo per lui fuori dall’Area Euro come la Gran Bretagna. Accumulare Nok può anche essere corretto, ma buttarsi a capofitto direi proprio che rischia di essere una scelta azzardata.

Aussie: per l'Australia rischio recessione dopo 28 anni, la caduta di Aussie non è finita

Passiamo ad un'altra valuta martellata dalle vendite, il Dollaro australiano. La caduta della divisa oceanica è stata generata dall’effetto combinato di ribasso delle commodity ed anche qui dal taglio di tassi di interesse al livello record di 0,25%. Mai il costo del denaro era arrivato così in basso in Australia ed il Paese rischia per la prima volta rischia di entrare in recessione dopo 28 anni di crescita costante. AudUsd nell’ultimo mese è collassato al di sotto dei minimi già depressi del 2008. Prossima fermata sarebbe il livello record di minimo di 0,50 toccato in corrispondenza di un altro periodo in cui le Borse persero oltre il 50%. Sotto questo punto di vista ancora non ci siamo e già di per sé questo può essere un indizio che per l’Aussie la caduta non è ancora finita.

 

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