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L'intreccio tra forex e commodity (EurCad e UsdZar)

Da quando Cina e Stati Uniti hanno riaperto le trattative sulla guerra dei dazi tutto il mondo delle commodity si è risvegliato. E con questo mondo si sono risvegliate anche le commodity currencies.

La materia prima pìù celebre è naturalmente il petrolio e da settembre ad oggi il WTI ha guadagnato oltre 10 $ al barile, Dollari che diventano quasi 20 rispetto ai minimi realizzati l’anno passato proprio in questi giorni prima del Natale.

Il grafico ci mostra chiaramente come questa cavalcata del greggio è artrivata ad uno snodo critico. Attorno ai 61 $ passa la trend line che unisce i massimi decrescenti del 2019. Sfondare verso l’alto questa resistenza dinamica libererebbe un’energia che tutte le materie prime stanno contenendo da tempo nei loro prezzi proprio per l’incerteza  legata alla guerra commerciale.

Una delle mie “scommesse” per il 2020 è il ritorno di un po' di inflazione e questa potrebbe arrivare anche per effetto di un rialzo delle commodities  che si andrebbe a sommare ad un rialzo nei salari degli occupati americani. Sono convinto che la prossima discesa dei mercati azionari ancora una volta sarà innescata dai movimenti delle banche centrali. Movimenti che naturalmente saranno improntati verso un rialzo dei tassi quando e se l’inflazionare comincerà a mordere.

In questo contesto le valute legate al mondo del petrolio potrebbero essere interessanti in ottica prospettica.

Già in questo articolo  avevo espresso ad inizio novembre la mia positività su alcune di queste. Il 13 dicembre avevamo segnalato l’avvicinamento di EurCad alla media mobile a 200 giorni quale opportunità per andare short. Sono passati pochi giorni ed il movimento che auspicavo è arrivato in modo netto e violento. Ovviamente qui rimane l'incognita del Dollaro americano ma anche dal Cad sembrano arrivare conferme pro commodity.

Un rapporto di cambio sempre legato al mondo commodity sul quale non sono particolarmente positivo vista la situazione del paese è il Rand sudafricano. Ammetto però di aver finora sbagliato la valutazione del Rand.

Dal grafico possiamo infatti vedere che dopo tanti mesi la divisa sudafricana sta tentando di uscire dal torpore. UsdZar infatti ha cominciato a scendere in modo sempre più rapido da quando l’agenzia di rating Moody’s ha allontanato dal paese lo spettro del downgrade rimandando al 2020 ogni valutazione. Una decisione di taglio del rating avrebbe avuto impatti notevoli visto che il Sud Africa sarebbe diventato un paese a merito di credito junk.

Le conseguenze in quel caso sarebbero state in primis la dismissioni di bond sudafricani da parte di fondi ed ETF ancorati a benchmark obbligazionari mondiali in cui paesi non investment grade non potrebbero più trovato spazio.

Sinceramente credo che i problemi di bilancio del Sud Africa rimangono tutti sul piatto. I deficit gemelli infatti zavorrano la crescita di un paese che ha visto anche a novembre contrarsi la produzione mineraria sotto i colpi di un pesante calo di estrazione di rame e diamanti.

Solo se il ciclo del commercio mondiale ripartirà e soprattutto se il cliente cinese si ripresenterà alle porte del Sud Africa per acquistare materie prime, il Rand potrebbe riuscire a trovare una ragione per rivalutarsi.

Non escludo la trappola per orsi, ma le rotture tecniche che si stanno vedendo sembrerebbero andare proprio nella direzione di un cielo che tornerà sereno nel monda materie prime.

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