Il dollaro australiano è destinato a scendere?

La guerra sui tassi che viene combattuta dalle banche centrali volta a svalutare la propria moneta per rilanciare l'economia tenderebbe alla lunga a creare un equilibrio senza eccessivi rafforzamenti o indebolimenti valutari, non fosse che poi tutto si sposti sul terreno dell'economia reale che alla fine fa la differenza.

Gli Usa nutrono preoccupazioni che un dollaro forte possa danneggiare le esportazioni già in qualche modo compromesse dalla guerra sui dazi, ma volente o nolente l'economia a stelle e strisce scoppia di salute e il mercato premia la valuta che la rappresenta. Quindi analizzando la situazione del cambio con il dollaro australiano tutta la partita per il momento si gioca sulla forza o la debolezza di quest'ultimo.

Philip Lowe, governatore della Bank of Australia (BOA) nel bimestre giugno/luglio ha ridotto di un quarto di punto ogni mese il tasso ufficiale di sconto, portandolo da 1,5% a 1%, confermato dall'ultima riunione del board del 4 settembre. Ma al di là del taglio, ciò che è importante è stata la motivazione che l'ha determinato e le intenzioni per il futuro. Dalle parole del numero uno della BOA, ribadite poi nelle sedute successive, si evince come la banca proseguirà nella sua politica di allentamento monetario "fin quando sarà necessario" per sostenere crescita e inflazione.

Questo è molto importante perché bisogna ricordare che la BOA, a differenza della BCE ad esempio, ha come obiettivi di politica monetaria non solo il controllo dei prezzi ma anche il sostenimento del PIL e dell'occupazione. E un pò su tutti i fronti gli obiettivi non sono immediati, infatti l'inflazione è ancora ferma all'1,6% contro un target del 2%, il PIL cresce dell'1,6% quando Lowe aveva stabilito traguardi di crescita del 2,75% per il 2019-2020 e, sebbene nell'ultima rilevazione di agosto i nuovi occupati siano cresciuti di 41.100 unità, il tasso di disoccupazione risulta del 5,2% ben al di sopra dell'obiettivo dichiarato del 4,5%.

Alla radice di tutto questo vi è un frenata dei consumi interni che il governatore ha riaffermato sono sempre stati una delle principali fonti di ricchezza dell'intera nazione. Di conseguenza il rilancio degli stessi tramite il taglio dei tassi e iniezioni di denaro fresco nel sistema ha come scopo quello di azionare tutte le altre variabili di cui sopra creando un circolo virtuoso.
Non è tutto... la svalutazione monetaria permetterebbe all'export di ripartire dopo varie fasi di stagnazione dovuta agli scontri doganali dei vari paesi.

Insomma, se consideriamo questo contesto osservando il grafico mensile sul cross aud.usd che raffigura un trend di lungo periodo chiaramente ribassista, la valutazione che ne scaturisce è che il trend possa proseguire almeno fino al fortissimo supporto intorno a 0,60 da cui partì nel lontano 2008 un rally significativo a seguito della crisi dei mutui subprime che massacrò il biglietto verde. Molto improbabile, a mio avviso, che possa sfondare tale livello senza prima una violenta reazione tecnica. In caso contrario la corsa al ribasso potrebbe proseguire fino all'ancora più forte supporto di 0.4780 oltre il quale ci sarebbe il nulla. Soltanto una ripresa e uno sfondamento deciso del livello di 0,81 potrebbe determinare un'inversione del trend ribassista.

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