Guerra valutaria in Oceania

Con la decisione a sorpresa di un taglio di mezzo punto percentuale nei tassi di interesse, la Nuova Zelanda potrebbe aver dato il via libera all’accettazione tacita di un Dollaro neozelandese più debole nei prossimi mesi.

Il grafico di lungo periodo di NzdUsd (il cosiddetto Kiwi) mostra come, proprio in questo mese di agosto il mercato sta andando a testare la bullish trend line che sale dal lontano 2000 passando per il minimo del 2009.
Ma torniamo alla banca centrale neozelandese.

La decisione di tagliare i tassi di 50 punti base (il doppio rispetto alle attese) ha portato il costo del denaro ufficiale al minimo storico del 1%. Probabilmente la scelta è stata dettata anche dalla necessità di contrastare la risolutezza con cui i cugini australiani hanno a loro volta abbassato i tassi di interesse al 1% nel giro di meno di 1 mese. Una piccola guerra valutaria in salsa oceanica che però non è la prima. Corea del Sud e Giappone, presto probabilmente UE e UK, sono gli effetti della trade war su più ampia scala scatenata da Cina e Stati Uniti.

Nel comunicato della RBNZ viene citato un aumento della disoccupazione ed un ulteriore ritocco verso il basso delle aspettative di inflazione quale diretta conseguenza di una non azione sul costo del denaro complici gli effetti di un persistere del rallentamento del commercio mondiale soprattutto nel bacino pacifico.

Il mercato subodorava già qualcosa visto che dal massimo di metà luglio NzdUsd era già sceso del 4%. Il grafico mostra come il cambio è tornato sui minimi di ottobre 2018 a 0.644. Il momento è ovviamente chiave poiché uno sfondamento verso il basso di questo livello aprirebbe le porte ad uno scenario bearish ben più pesante per il Kiwi.

Dopo aver tentato nel corso del 2016-2017 e prima parte del 2018 di salire sopra 0.75, NzdUsd ha subito nel corso del 2018 un violento scrollone che si è fermato appunto in area 0.64.

Un rimbalzo illusorio è seguito ma non ha trovato la forza di superare i minimi intermedi proprio del periodo 2016-2018. Ora siamo di nuovo sui supporti ed una chiusura di settimana sotto 0.64 alimenterebbe un calo ben più marcato verso 0.60.

Se andiamo sul cambio EurNzd la spike dal 22 luglio è stata impressionante con 13 sedute rialziste messe a segno dal cross per un totale assoluto di oltre 10 figure da minimo a massimo.

Anche in questo caso abbiamo visto una ripetuta sollecitazione dei supporti di 1.65 nel corso del 2018, tutti senza successo. Innegabile a questo punto l’importanza di 1.80.

Qui troviamo i massimi del 2015 e del 2018 e, qualora dovesse essere violata al rialzo questa resistenza, salterebbe un tappo che consiglierebbe di abbandonare ogni esposizione long al Kiwi.

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