EurUsd alla prova della verità

  • 2019 tutto sommato piatto per EurUsd nonostante i tanti temi sul piatto;
  • La volatilità si è compressa ai minimi termini;
  • Sotto pressione in questo momento le resistenze chiave. Dovessero cedere la view tattica e strategica di EurUsd cambierebbe.

Si chiude un anno che il mondo valutario ha vissuto in altalena complice la trade war tra Cina - Stati Uniti, ma anche per l’inversione ad U di alcune politiche monetarie come quelle della FED.

I tweet di Trump ed i dietro front dei cinesi hanno reso nervosi i mercati a causa di notizie spesso e volentieri smentite dai fatti pochi giorni dopo. L’accordo raggiunto tra Cina e Stati Uniti proprio alla fine di quest’anno per l’avvio della Phase 1 sembra aver rasserenato il clima riportando denaro sulle commodity currencies e le emerging currencies. Ritorna invece un po' di debolezza sui classici porti sicuri come Dollaro americano e Yen giapponese.

L’altro tema che ha caratterizzato il 2020 è stato certamente il ritorno delle manovre espansive da parte delle banche centrali di quasi tutto il mondo. Eccezion fatta per i paesi scandinavi, il Canada e pochissimi altri, tutte le principali banche centrali hanno affrontato il rallentamento del commercio mondiale causato dai dazi con la manovra più semplice ed efficacie nel breve periodo. Quella del taglio dei tassi di interesse.

Manovra che anche i paesi emergenti hanno portato avanti con risolutezza nel tentativo di rinvigorire la crescita. Manovra che gli stessi Stati Uniti hanno avallato nel corso del 2019 con diverse manovre. Se pensiamo che solo 1 anno fa i mercati cadevano pesantemente sul timore di 3 rialzi Fed nel 2019, possiamo capire come molte delle attese di inizio anno sono state smentite dai fatti creando il più classico degli effetti catapulta visti i rally poderosi delle borse mondiali.

La mossa di taglio dei tassi della FED è stata assecondata anche dalla BCE la quale ha visto anche un passaggio di testimone tra Mario Draghi e Christine Lagarde. Nell’inasprimento della politica dei tassi negativi e nella riapertura del QE sono racchiuse tutte le difficoltà europee nel cercare di uscire da una fase veramente delicata per quello che riguarda un’inflazione che rimane assente nonostante gli stimoli monetari.

In tutto questo Dollaro americano ed euro si sono mossi molto poco come testimonia una volatilità ai minimi degli ultimi 10 anni.

Il biglietto verde si avvia a chiudere l’anno con un modesto guadagno del 2% che diventa il doppio in termini di total return, ovvero comprensivo del più ricco flusso cedolare proveniente dagli States.

Questo modesto guadagno si è ridimensionato soprattutto nelle ultime settimane con l’analisi tecnica che ci mostra come sono di nuovo finiti sotto pressione i livelli di resistenza chiave offerti soprattutto dalla media mobile a 200 giorni. Dovessero cedere si aprirebbe una fase nuova per EurUsd con la forza della moneta unica che potrebbe esprimersi in modo deciso inizialmente fino a 1.14.

E’ evidente che però a quel punto avremmo di fronte le prime crepe di una tendenza che dura da oltre un anno. La tentazione per i mercati di vendere Dollari in modo più aggressivo dopo mesi e mesi di volatilità particolarmente compressa sarebbe forte. Il momento è cruciale non solo in chiave tattica ma anche strategica.

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