Elezioni USA e petrolio: tensione sui mercati

Situazione ancora turbolenta sui mercati globali per effetto degli sviluppi sulle vicende elettorali americane che stanno creando un clima di forte tensione per effetto delle prospettive di rimonta del candidato repubblicano Trump dopo le nuove rilevazioni sullo scandalo mailgate che ora si sposta anche sulla fondazione Clinton e rischia di modificare il corso elettorale che, fino ad ora, sembrava in favore della candidata democratica, la cui prospettiva di elezione era decisamente più rassicurante per i mercati.
Il parziale indebolimento del biglietto verde che ha interessato tutte le principali divise è continuato con l’intensificarsi della battaglia legale oltreoceano.
A buttare altra benzina sul fuoco ha contribuito anche il ripido aumento delle scorte di greggio negli Stati Uniti che ieri hanno fatto registrare oltre 14 milioni di barili di variazione settimanale. Un chiaro segnale che l’aumento dei prezzi oltre un certo livello può tornare ad innescare un significativo aumento della produzione negli Stati Uniti, vanificando così le nuove misure già vacillanti derivanti da un accordo OPEC.
Sul fronte brexit è atteso oggi il pronunciamento sulla possibilità dell’esecutivo di Londra guidato da Theresa May di invocare l’articolo 50 dei trattati di Lisbona che regolamenta l’uscita dall’Unione Europea, senza un passaggio parlamentare. Nel caso venga accolta la richiesta che obbligherebbe il governo a sottostare al voto di Westminster, è possibile che il passaggio parlamentare edulcori moltissimo le intenzioni di uno strappo deciso tra Londra e Bruxelles e quindi renda meno intensi gli effetti avversi del divorzio.
Eventualità che sarebbe salutata con favore dagli operatori che già si stanno schierando su questa linea con un miglioramento deciso delle quotazioni della sterlina inglese.

Market Movers
01:30 Australia Bilancia commerciale cons. -1.7b prec. -1.89b
02:45 Cina PMI Servizi Caixin cons. 52.5 prec. 52.0
10:00 Eurozona Bollettino mensile BCE
10:00 Italia Disoccupazione cons. 11.4% prec. 11.5%
10:30 Regno Unito PMI Servizi Markit cons. 52.4 prec. 52.6
11:00 Eurozona Disoccupazione cons. 10.0% prec. 10.1%
13:00 Regno Unito Riunione politica monetaria BOE cons. 0.25% prec. 0.25%
13:00 Regno Unito Inflation report
13:30 Stati Uniti Nuove richieste sussidi cons. 258 prec. 258k
14:45 Stati Uniti PMI Composito Markit cons. 54.9 prec. 52.3
15:00 Stati Uniti PMI Non manifatturiero ISM cons. 56.0 prec. 57.1

EURUSD
La moneta unica torna a scambiare intorno a quota 1.11 dopo una breve fase di assestamento che potrebbe aprire la strada ad un consolidamento proprio di questo livello tecnico. L’andamento non particolarmente incoraggiante dei mercati durante la prima parte di questa settimana unitamente al sell off di dollaro per effetto dell’avvicinarsi della data delle elezioni americane stanno contribuendo a mantenere piuttosto elevate le quotazioni di EURUSD che ora potrebbero approfittare di un lieve storno, ma rimanere inquadrate tra 1.1050 e 1.1150.

GBPUSD
Prosegue la fase di lieve recupero della sterlina inglese che, nel rapporto con il biglietto verde, riesce a riportarsi in area 1.2330 in apertura dei mercati europei. L’uscita parziale dal canale interlocutorio di medio periodo tra 1.2150 e 1.23 in attesa del pronunciamento delle Corte Costituzionale inglese sul tema brexit atteso per oggi, unitamente all’attesa per la conclusione della riunione di politica monetaria della Bank of England, sembra acquistare forza sulla speculazione che un pronunciamento favorevole al passaggio parlamentare possa edulcorare moltissimo i termini dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, ridimensionando la posizione oltranzista di Theresa May.

USDJPY
Ancora seduta in rafforzamento per lo yen giapponese che torna a scambiare sotto quota 103.00 toccando durante la sessione asiatica area 102.50 e poi stornando a 103.90 in apertura dei mercati europei. Continua a prevalere la situazione di instabilità sulle borse mondiali in attesa delle elezioni presidenziali statunitensi della settimana prossima oltre al forte aumento dei dati sulle scorte di greggio negli Stati Uniti che ha mandato in profondo rosso le quotazioni petrolifere.

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