Draghi (BCE) e Petrolio a cavallo del toro

Un nulla di fatto dal punto di vista operativo per la riunione della BCE di ieri che ha mantenuto invariato i tassi principali (deposit facility -0.3%, refi 0.05%), ma grande lavoro comunicativo durante la riunione a margine dove il presidente della BCE Mario Draghi ha sfoderato tutte le sue doti di comunicatore sottolineando che l’istituto di Francoforte è pronto ad agire e ha le cartucce per perseguire il proprio mandato di stabilità dei prezzi al target prossimo, ma inferiore, al 2% su base annua.
L’effetto immediato della dichiarazione che la “BCE è pronta a rivedere l’attuale assetto monetario” alla prossima riunione di Marzo, ha subito scatenato il ritorno della fiducia sui mercati esorcizzando di fatto l’ombra dell’orso che si è abbattuta sul Vecchio Continente da inizio anno e che iniziava a pesare in modo ingombrante con il tracollo di questi giorni.
Ulteriore bordata all’incertezza è stata data dalla dichiarazione di Draghi che ha sottolineato come lo statement promulgato ieri fosse stato approvato all’unanimità, includendo anche la posizione di Jens Weidmann, presidente della Bundesbank tedesca e fervente oppositore di ulteriori stimoli monetari.
Leggendo tra le righe, comunque, si notano due fattori importanti: il primo è relativo al fatto che il fronte tedesco rimane contrario a ulteriori stimoli, alla luce dei fondamentali europei che sono comunque in un trend positivo e che l’unanimità di cui parla Draghi è relativa alla decisione di mantenere l’attuale assetto monetario. Il secondo invece è prospettico e prende in considerazione il fatto che alla prossima riunione della BCE, per effetto della rotazione dei membri votanti, il fronte tedesco non potrà contare sul presidente della BuBa, lasciando di fatto a Draghi e alle colombe della BCE l’ultima finestra di azione per il 2016.
Ma il merito non è solo del presidente della BCE: il consolidamento del comparto azionario in queste ore è frutto anche del rimbalzo delle quotazioni petrolifere che, inaspettatamente ieri e nonostante dati sulle scorte USA maggiori delle attese, hanno fatto registrare un forte aumento. Il Brent è infatti salito oltre i 30 $/barile riallinenadosi con il WTI. Un fatto che è stato forse scatenato dalla profonda spaccatura che è andata in scena ieri a Davos tra Arabia Saudita e Nigeria, dove i rispettivi rappresentanti non hanno fatto mistero della grande divergenza sui target OPEC. Tanto è bastato per far stornare le quotazioni del greggioc he sembravano destinate al baratro e dare sollievo quindi a comparto azionario e commodities.

Market Movers
08:45 Eurozona Discorso Draghi (BCE)
09:00 Francia PMI Composito Markit cons. 50.6 prec. 50.1
09:30 Germania PMI Composito Markit cons. 54.9 prec. 55.5
10:00 Eurozona PMI Composito Markit cons. 54.2 prec. 54.3
10:00 Eurozona PMI Servizi Markit cons. 54.2 prec. 54.2
10:00 Eurozona PMI Manifatturiero Markit cons. 53.0 prec. 53.2
10:30 Regno Unito Vendite al dettaglio a/a cons. 4.3% prec. 5.0%
14:30 Canada Inflazione a/a cons. 1.7% prec. 1.4%
16:00 Stati Uniti Vendite case esistenti cons. 5.2m prec. 4.76m

EURUSD
Moneta unica in altalena dopo le parole di Draghi di ieri che ha contribuito ad affossare la quotazione di EURUSD da 1.09 fino sotto quota 1.08 in area 1.0780. L’andamento dei mercati azionari in recupero negli USA ha fatto il resto riportando in cambio verso 1.0880 per poi attestarsi, in apertura delle piazze europee, in area 1.0850. La previsione per oggi è caratterizzata comunque da un clima di fiducia sull’azionario, ma anche da un leggero deterioramento dei PMI europei che contribuiscono a frenare un rimbalzo più marcato. Gli occhi comunque sono tutti puntati sui dati USA del pomeriggio oltre ovviamente al comparto equities che comunque dovrebbe contribuire ad un consolidamento dell’area 1.0850.

GBPUSD
Ritornano gli acquisti sulla sterlina, in controtendenza rispetto alla moneta unica, per effetto delle parole di Weale, membro della Monetary Policy Committee (MPC ndr) della Bank of England che ieri ha dichiarato la tendenza al surriscaldamento dei prezzi nel Regno Unito e conseguente apertura ad un rialzo dei tassi. Ricordiamo che Weale, in coppia con MacCafferty, rappresenta il fronte dei falchi della BOE, motivo per il quale è ragionevole pensare che potremmo assistere ad un rinfoltimento delle fila del fronte a favore di un rialzo nel 2016. La sterlina inglese ha quindi recuperato terreno portandosi da area 1.4130 fino a quota 1.4270 dove scambia in apertura dei mercati europei, ignorando di fatto l’effetto frenante del recupero del FTSE100 che segue a ruota le altre piazze del Vecchio Continente recuperando dopo il peggior inizio anno della storia.

USDJPY
Risk on! Torna l’appetito al rischio dopo la riunione della BCE di ieri e soprattutto dopo il rimbalzo di petrolio e commodities che hanno riportato gli acquisti sui listini asiatici. L’indice Nikkei della borsa di Tokyo chiude a +5.88% portando una ventata di acquisti su USDJPY e indebolendo lo yen da area 117.00 fino a portarlo a quota 118.25 dove scambia in apertura delle piazze europee. La prosecuzione degli acquisti sull’azionario, destinata a caratterizzare la giornata conclusiva della settimana porterà tendenzialmente ad un consolidamento dell’area di 118.00 con possibile estensione verso 119.00 in caso di forte rimbalzo dell’azionario USA. Attesa comunque per i dati sul comparto immobiliare che, qualora uscissero in linea con le attese, contribuirebbero a cristallizzare lo scenario di cui sopra.

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