Dove andrà a finire la sterlina dopo Brexit?

Siamo agli sgoccioli...

Giovedì il consiglio europeo si riunisce e sul tavolo il tema che occuperà tutta la scena sarà il fatidico negoziato su Brexit, l'attesa è indubbiamente febbrile perché dall'esito di questa riunione si capiranno molte cose sul destino della Gran Bretagna e conseguentemente della sterlina.

Per questa ragione, farei un'analisi macroeconomica del pound immaginando due scenari, uno nel quale l'UE e il Regno Unito trovino un accordo e quindi si avrà un Soft Brexit e uno invece in cui si rimane nelle posizioni attuali e di conseguenza si darà vita ad un Hard Brexit.

Soft Brexit

Alla fine ce la fanno, riusciranno a dipanare tutte le questioni roventi che ad oggi rappresentano il tema dello scontro e la Gran Bretagna esce silenziosamente dall'Unione Europea. Dai massimi di gennaio 2018 dove la sterlina aveva toccato quasi quota 1,44 contro il dollaro, il cable ha perso circa il 13% alle quotazioni attuali ed era arrivata a perdere quasi il 20% nel momento più critico della trattativa. Un accordo ridà fiducia ad un paese che è sempre stato fuori dalla moneta unica e si libererebbe dai lacci di Bruxelles senza compromettere più di tanto il sistema degli accordi commerciali con i vari paesi. La tassazione agevolata e l'assenza di burocrazia hanno fatto di Londra sempre una piazza importante per attirare i capitali dall'estero e, dopo un fisiologico tentennamento dell'economia per via del logorio istituzionale per la vicenda Brexit, la capitale britannica potrebbe riprendere a marciare senza soluzioni di continuità. Questo significherebbe che il mercato, una volta che ha già scontato tutta la fase di passione che riguarda la sterlina, prenderebbe posizioni rialziste decise sulla valuta rappresentativa di un'economia più folgorante di prima. Quindi il cable potrebbe seminare pips su pips recuperando in poco tempo 1,44 e spingendosi ben oltre fino anche a 1,70, livello che non si vede dal 2014.

Hard Brexit

Nessuno fa un passo indietro, non arriveranno a capo di nulla e l'uscita della Gran Bretagna sarà fragorosa. Il problema che si verrebbe a creare dello sdoganamento spingerebbe in alto i prezzi e l'inflazione della Gran Bretagna andrebbe fuori controllo. La Banca Centrale inglese non potrà alzare i tassi per paura di una recessione che sarà almeno nel breve inevitabile e quindi si potrebbero creare fenomeni di stagflazione. Londra non sarebbe più un porto sicuro dove attraccare i propri capitali per via del rallentamento delle operazioni che porterebbe a una sorta di burocratizzazione di tutto il sistema. Quindi? La sterlina va in sofferenza, ma quanto? Come sopra detto gran parte della discesa è stata assorbita dal mercato immaginando il peggiore degli scenari, quindi anche se nel breve può subire qualche attacco speculativo, alla lunga il mercato trova sempre un equilibrio e dovrebbe, a mio avviso, mantenersi sui livelli attuali.

Conclusioni

In conclusione, qualunque cosa succeda probabilmente la questione è un pochino ingigantita, la Gran Bretagna non è la Grecia, ha una forza relativa e un peso specifico che la rendono immune anche da patologie esterne sconvenienti, quindi mai come in questo caso il tempo sarà galantuomo e l'ordine naturale delle cose alla fine ha sempre la meglio su tutto il resto.

7 - Commenti

Antonio Leonetti

Antonio Leonetti - 16 ottobre 12:11 Rispondi

Johnny Zotti

Johnny Zotti - 16 ottobre 14:33 Rispondi

Antonio Marangone

Antonio Marangone - 16 ottobre 13:35 Rispondi

Johnny Zotti

Johnny Zotti - 16 ottobre 14:38 Rispondi

emilio ballarini

emilio ballarini - 17 ottobre 15:56 Rispondi

Johnny Zotti

Johnny Zotti - 17 ottobre 18:16 Rispondi

Antonio Marangone

Antonio Marangone - 18 ottobre 09:57 Rispondi