Dollaro USA: analisi sui fondamentali di lungo periodo

Non ho mai amato troppo l'analisi tecnica nel lungo periodo se non come appoggio per individuare supporti o resistenze dove il prezzo può individuare ostacoli. Penso che alla lunga il destino di una valuta sia determinato dalla crescita e dalle condizioni finanziarie del paese che la rappresenta nonché dalla politica monetaria della propria banca centrale.

Oggi i trader sul mercato si chiedono se la forza del dollaro stia per terminare o meno, giocando con gli indicatori che segnalano zone di ipercomprato, ipervenduto, cicli, fasi lunari e alta e bassa marea... In verità io penso che la valutazione vada fatta sui fondamentali dell'economia americana. E le domande che bisognerebbe porsi a mio avviso sono le seguenti: la guerra sui dazi lascerà strascichi? La Fed lancerà davvero una nuova fase di quantitative easing magari mascherandolo in qualcos'altro? Gli altri paesi cosa faranno?

La situazione macroeconomica in Usa

Non è facile rispondere ad ognuna delle domande perché sarebbe un pò come prevedere il futuro e un trader dovrebbe prima di tutto guardare i fatti senza fantasticare troppo. I dazi finora hanno fatto danni, è inutile negarlo. In queste ultime settimane in Usa si è registrato un peggioramento di tutti gli indicatori macroeconomici: calo del PIL di un punto percentuale rispetto ad un anno fa, riduzione nella creazione di nuovi posti di lavoro e riduzione della crescita dei salari sebbene il tasso di disoccupazione abbia raggiunto il minimo storico, indici ISM manifatturiero e dei servizi sotto la soglia del livello che separa l'espansione dalla contrazione dell'economia e proprio ieri calo delle vendite al dettaglio. E tutto questo per via dell'escalation che ha avuto la guerra commerciale nell'ultimo anno. La Fed non è rimasta indifferente e ha deciso di aprire un ombrello abbassando per ben due volte i tassi da luglio e ponendosi l'obiettivo di fare altrettanto da qui alla fine dell'anno. Non è escluso che se il quadro macroeconomico dovesse peggiorare possa, nel tempo, riportare il costo del denaro a zero come fece Bernanke dopo la grande crisi e come stanno facendo quasi tutte le principali banche centrali mondiali.

Ma altrove cosa succede?

Eppure... eppure... il dollaro non perde quota. E qui veniamo all'altra domanda rimasta in sospeso. E gli altri? E soprattutto una domanda nella domanda, nei confronti di quali valute il dollaro potrebbe rinforzarsi o indebolirsi?
In queste ore sale la febbre per Brexit, da pochi minuti è uscita la notizia dal portavoce della commissione UE che tra Johnson e Juncker sia stato raggiunto un "grande accordo", ma... tutto si deciderà sabato, perché sarà sempre il Parlamento britannico a doversi pronunciare e, a quanto pare, i separatisti nordirlandesi che occupano ampi spazi a Westminster non stiano danzando di gioia. Però la sterlina ha tutta l'intenzione di salire vertiginosamente, quindi il cable lo vedo rialzista nel lungo qualunque cosa succeda sabato.
Mentre non riesco a vedere la stessa cosa per quel che riguarda il fiber. L'Europa ha troppi punti oscuri che deve chiarire e troppe situazioni che fibrillano, a tutti i livelli. A livello economico non c'è una guida che accomuna tutti i paesi nelle scelte di politica fiscale che appaiono frastagliate e disomogenee, a livello politico il caso della Turchia ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, ha mostrato scarsa unità d'intenti da parte dei paesi principali, a livello monetario montano le incertezze sul cambio al vertice della BCE nel merito della gestione della guerra interna tra falchi e colombe. In questo contesto come si può mai pensare che l'Euro risalga con brillantezza la china?
Un discorso a parte va fatto riguardo il usd.jpy. A mio avviso qui c'è molta incertezza, perché non sembra che ci sia la minima intenzione per il momento da parte di Kuroda di abbandonare la linea ultra espansiva della politica monetaria del comprare tutto il comprabile inondando di yen i mercati internazionali, ma allo stesso tempo rimane sempre l'incognita della valuta rifugio. Se dovesse iniziare una nuova fase recessiva dalle macerie delle guerre commerciali e se il sostegno delle banche centrali non fosse più sufficiente, lo yen insieme al franco svizzero diventerebbe la moneta più comprata, esattamente come avvenne in ogni periodo di grande crisi internazionale.

In conclusione...

Molti scommettono sulla fine della forza del biglietto verde e lo vedono sofferente per i prossimi mesi, io non ne sarei così sicuro, perché se l'economia americana tiene soprattutto alla luce di intese commerciali che porteranno tutto in equilibrio, la valuta americana oggi, in questo contesto, rappresenta probabilmente ancora il porto più sicuro.

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