Doha: OPEC, missione compiuta anche senza accordo

Si è conclusa con un nulla di fatto la riunione di Doha di ieri senza il raggiungimento di un accordo sulla proposta di congelare la produzione ai livelli di Gennaio. Un mancato accordo che ha portato inizialmente le quotazioni petrolifere e del comparto energia in forte ribasso in apertura delle contrattazioni, ma che sorprendentemente hanno recuperato già a partire dalla sessione europea.
Il Brent, il contratto di riferimento è passato dai 43.00 $/barile della chiusura di venerdì fino in area 40.50 $/barile salvo poi recuperare e posizionarsi oltre i 42.00 $/barile in prossimità dei livelli minimi di venerdì scorso. Il WTI, il contratto americano, ha invece recuperato interamente le quotazioni di chiusura di venerdì a 40.50 $/barile dopo aver toccato i 39.00 $/barile in apertura di sessione asiatica.
Anche sui mercati azionari l’effetto negativo del mancato accordo ha avuto vita breve con tutti i principali listini europei in netto recupero dopo l’apertura in pesante rosso.
La ricezione del mancato accordo è però fortemente influenzata dagli effetti collaterali che l’assenza di concertazione porta con sé: lo sfaldamento dell’OPEC è sicuramente un fattore che potrebbe supportare i prezzi nel medio termine, oltre ovviamente alla lettura tra le righe della riduzione della produzione da parte dei membri più deboli dell’organizzazione.
Infine, il vero effetto destabilizzante sulle quotazioni l’avrebbe avuto un accordo che, in teoria, avrebbe potuto spingere i prezzi verso l’alto innescando la riaccensione degli impianti americani, veri colpevoli dell’aumento smodato dei livelli produttivi.
In sostanza, con il non-accordo, la riunione di ieri ha ottenuto l’effetto sperato, ovvero quello di stabilizzare i prezzi senza dover prendere una posizione definita e “pubblica”.

Market Movers
03:30 Cina Indice prezzi case a/a cons. 3.5% prec. 3.6%
12:00 Germania Report mensile Bundesbank
14:30 Stati Uniti Discorso Dudley (FED)
16:00 Stati Uniti Indice mercato immobiliare NAHB cons. 59.0 prec. 58.0
18:30 Stati Uniti Discorso Kashkari (FED)

EURUSD
Andamento in consolidamento per la moneta unica che recupera quota 1.13 nonostante il forte recupero delle borse del Vecchio Continente in apertura di sessione e dopo l’atteggiamento di risk-off generato dopo il parziale fallimento del meeting di Doha. L’attesa è per un percorso di consolidamento della moneta unica legato anche ad un discreto allentamento della volatilità in attesa dei dati europei di questa settimana e della riunione della BCE che verosimilmente invierà un messaggio solo parzialmente accomodante, senza intervenire concretamente sull’attuale assetto monetario.

GBPUSD
Ancora fase di lateralità per la sterlina inglese che continua a scambiare nel trading range tra 1.41 e 1.4350 che descrive il 80% degli scambi da inizio anno. L’andamento leggermente negativo dei minimi progressivi da inizio mese scorso e l’abbassamento della volatilità sembra indicare l’accumulo di posizioni per la ripresa di una parziale direzionalità per cui, tuttavia, sarà necessario attendere le riunioni delle grandi banche centrali questa settimana (BCE) e la prossima (FED).

USDJPY
Lo yen giapponese si rafforza moltissimo in apertura di settimana per effetto dell’esito negativo della riunione di Doha e della tendenza al risk-off generata dal mancato accordo. Il rapporto USDJPY tocca quota 108.00 nella fase centrale della sessione asiatica e spinto al ribasso anche dall’andamento negativo delle borse orientali e in particolare con l’indice Nikkei della borsa di Tokyo che permane in forte rosso e chiude a -3.40% anche per effetto del terremoto che ha colpito il Sol Levante. L’apertura dei mercati europei in sostanziale recupero dal forte rosso dell’inizio sessione, ha riportato al rialzo USDJPY che scambia a 108.40 e tende a riportarsi verso 109.00.

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