Dici petrolio e pensi Rublo russo

Quando si parla di petrolio le valute che hanno una maggiore correlazione con il prezzo dell’oro nero sono principalmente Dollaro canadese, Corona norvegese e Rublo russo.

Tra le tre del lotto è proprio la valuta di Mosca quella che può ottenere  beneficio maggiore in termini di total return grazie al generoso flusso cedolare. La fiammata superiore al 10% di lunedì ha immediatamente avuto riflessi positivi sul Rublo riportandolo a ridosso di livelli tecnici chiave.

La Banca Centrale russa ha deciso ad inizio mese di tagliare i tassi di interesse al 7% confermando la possibilità concreta di nuove riduzioni nel costo del denaro qualora l’inflazione proseguisse la sua discesa entro quel range 4-4.5% che l’autorità monetaria di Mosca ha individuato come probabile target 2019.

Probabile che un nuovo taglio nel costo del denaro arrivi dal meeting di politica monetaria previsto per dicembre. Il mercato al momento stima tassi al 6.5% entro la prima metà del 2020.

L’economia russa ha evitato la recessione nel secondo trimestre 2019 dopo la contrazione su base trimestrale del Pil dello 0.4%. Il Governo spingerà  la crescita attraverso la leva della spesa pubblica. Sono 350 miliardi di spese in infrastrutture entro il 2024 il bonus che Putin spera di offrire ad un’economia tuttora asfittica e colpita dalle sanzioni americane.

Nonostante ciò il Rublo ha goduto di un buon gradimento in questo 2019 sui mercati internazionali dei capitali. Il miglioramento del rating effettuato da Fitch recentemente ha rappresentato un altro elemento di supporto per la valuta.

Dal punto di vista tecnico le due settimane consecutive di calo viste su UsdRub hanno riportato il cambio in prossimità del cruciale supporto di area 62/ 63. Abbastanza agevole individuare il perché. La media mobile a 200 settimane si sta avvicinando ed i minimi di luglio 2019 passano da qui. Infine tra 62 e 63 troviamo il 50% di ritracciamento di Fibonacci del bull market partito ad inizio 2018 e che sempre a luglio ha rafforzato le capacità difensive del cambio respingendo i tentativi di break di coloro che auspicavano un tentativo di inversione di tendenza da parte del Rublo.

Il doppio massimo formalizzato tra settembre e dicembre 2018 ha esplicato in pieno i suoi effetti. Ora che gli obiettivi teorici sono stati raggiunti sarà proprio la violazione dei supporti sopra citati a chiarire meglio le ambizioni della valuta emergente.

Più o meno la stessa situazione la ritroviamo su EurRub. Ormai acquisito in questo caso il raggiungimento dei supporti di 69.50/70, un break verso il basso avrebbe il sapore dell’inversione di tendenza. A quel punto porte aperte verso 60 visto che verrebbe violata la trend line che unisce i minimi del 2015 a quelli del 2017.

La sparata del greggio ha consentito al Rublo di arrivare su livelli di forza notevoli. Qui la cosa più opportuna e prudente da fare per un investitore sarebbe quella di alleggerire parzialmente la posizione lunga in Rubli consapevoli però che a certe condizioni tecniche l’orso russo potrebbe uscire dal letargo e tornare a graffiare.

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