Come si comporterà la BOE di fronte ad una hard Brexit?

Se le pressioni di Trump sulla Federal Reserve perché agisca in modo da indebolire il dollaro non sortiscono l'effetto sperato, non si può di certo dire che lo scenario che si potrebbe profilare di fronte ad un'uscita disordinata della Gran Bretagna dall'UE aiuti il cable a risalire la china dopo l'impetuoso calo registrato negli ultimi tempi.

Uscire senza un accordo non promette nulla di buono, da un lato i dazi doganali dall'altro la sterlina debole creerebbero un effetto congiunto micidiale di recessione e inflazione che sarebbe difficile da controllare per la Bank Of England la quale già nell'ultima riunione di politica monetaria, confermando i tassi e soprattutto manifestando l'inopportunità di ritoccarli a breve, ha abbassato le stime di crescita per il biennio 2019-2020 dall'1,5% all'1,3%. Questo di suo ha parecchio agitato i mercati che hanno reagito bruscamente shortando la sterlina.

Alla luce di questo il governatore Carney si troverà di fronte a una matassa molto ardua da sbrogliare, abbassare i tassi per rilanciare la crescita significherebbe affossare ancora di più la valuta britannica al punto che lo spauracchio della parità nel cambio con il biglietto verde si farebbe più minaccioso, questo unito all'aumento dei prezzi all'importazione potrebbe generare un'inflazione fuori controllo difficile da arginare. Non abbassare i tassi, d'altro canto, avrebbe come effetto quello di contrarre ulteriormente i consumi e quindi il PIL in un circolo vizioso senza uscita e parecchio pericoloso.

La prossima riunione del board della BOE del 19 settembre ci dirà molte cose al riguardo, di certo chi ha posizioni long sul cable non dormirà sonni tranquilli, anche e soprattutto perché il premier britannico Boris Johnson, sebbene negli ultimi giorni sembra abbia capito che mostrare i muscoli fa solo il danno del proprio paese, non ha dalla sua un parlamento unito che lo appoggi nelle sue scelte di trattativa con l'UE.  Rimangono sempre dei nodi da sciogliere come quello dei 40 mld circa di fondi europei che la Gran Bretagna dovrebbe restituire in caso di hard brexit. Poi c'è il discorso del confine tra l'Irlanda del Nord e quella del Sud, su cui l'Unione Europea ha già imposto il veto di non rinegoziabilità.

Quindi cosa ne sarà del cross GBP.USD? Le incognite non sono poche, il terremoto che ne verrebbe fuori potrebbe portare a qualsiasi scenario negativo, in termini di intensità. Molto dipenderebbe da quanto FED e BOE lavorerebbero in tandem per impedire pericolose discese, ma la pressione del mercato potrebbe essere tanta e tale da sgretolare qualsiasi diga frapposta tra le scelte degli operatori e il prezzo naturale di mercato. Da qui ad allora sarebbe da considerare quanto di questa eventualità sarebbe già scontata nei prezzi di mercato.

Le date del 17 e 18 ottobre in cui si sosterrà il vertice europeo a Buxelles saranno determinanti, poiché lì si saprà con relativa certezza se sarà un NO DEAL BREXIT o meno. E si capirà ovviamente la strada che prenderà la sterlina al riguardo.

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