Analisi macroeconomica e tecnica su eur.usd di lungo termine

Chi pensava che il periodo delle politiche monetarie espansionistiche sarebbe terminato presto ha dovuto fortemente ricredersi. A Giugno Draghi aveva affermato che la BCE sarebbe pronta ad armare nuovamente il bazooka del quantitative easing nel caso ci fosse la necessità, trovando recentemente conferma nelle parole di Christine Lagarde, suo successore alla guida della banca centrale. L'ex direttrice del FMI ha dichiarato che intende proseguire una politica accomodante almeno fino al raggiungimento di un livello di inflazione vicino al target del 2% e fin quando la crescita si mostri solida e sostenuta. E in questo momento questi obiettivi non sembrano così vicini, ad onor del vero.

Dal canto suo il governatore della Fed Powell, sebbene poco incline a ribassare oltre il dovuto i tassi proprio per evitare il pericolo di un surriscaldamento dell'economia per via dell'inflazione fuori controllo, sembra possa cedere alle pressioni di Trump che rumoreggia da tempo per evitare un dollaro forte alla luce anche della guerra sui dazi e perché abbia come alleato una fed che sia in linea, nelle sue scelte di politica monetaria, con una politica fiscale di rilancio attuata fino ad oggi dal presidente Usa. Così il dibattito su quanti saranno i ribassi e di quale portata rimane ancora aperto tra gli analisti e questo potrebbe certamente influenzare le aspettative e il relativo posizionamento degli operatori.

In questo contesto, anche se la situazione in Europa volgerebbe per un ulteriore indebolimento dell'Euro, sul versante del biglietto verde ci sono diversi punti ancora poco chiari. Innanzi tutto ci sarebbe da chiedersi fin dove si spingerà il ribasso dei tassi Usa, quindi fino a che punto Powell mostrerà nei fatti l'indipendenza della Fed di fronte alle ingerenze di Trump. In secondo luogo la guerra dei dazi tra Usa, Europa e Cina quanto e con quale aggressività potrà continuare o se nel tempo si raggiungerà una mediazione, un compromesso o comunque un punto di equilibrio. Infine c'è da valutare l'andamento dell'economia americana, la quale nonostante tutto si trova in piena crescita occupazionale e con scarsi segnali effettivi di rallentamento della produttività.

Tecnicamente dal grafico mensile del Fiber si evince un trend chiaramente ribassista cominciato verso la fine del 2017 dal livello di 1,2550, suffragato dall'incrocio verso il basso della media veloce con quelle più lente e dal MACD che si apposta sotto la linea dello zero. Se il contesto internazionale dovesse volgere tutto a favore del dollaro ci potrebbe essere una discesa anche fino al fortissimo supporto di lungo periodo intorno a 1,0330. Nel caso invece in cui gli obiettivi di Trump dovessero far breccia nelle politiche della Fed allora si potrebbe assistere ad una ripresa del cross eur.usd fino anche a livelli di resistenza 1.15-1.17, fortissimi supporti fino a poco più di un anno fa prima dell'inarrestabile discesa.

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