Accordo UE-UK tra Cameron e Tusk

Ancora una giornata all’insegna del rosso sui listini azionari dall’Asia all’Europa: la colpa ricade ancora una volta sulle quotazioni del petrolio che vedono un nuovo storno dai massimi toccati la scorsa settimana e che avevano fatto ben sperare sulla tenuta delle quotazioni. Tuttavia, le preoccupazioni circa la tenuta dell’economia cinese sono ancora troppo forti e continuano a influenzare l’atteggiamento al rischio degli operatori.
Se infatti lo yen è il principale indicatore dello stato di fiducia sui mercati, il ripido declino di questi ultimi giorni segnala che è ancora presto per considerarci fuori dall’area di turbolenze di questi giorni.
Sul fronte europeo i PMI pubblicati oggi e ieri sono stati particolarmente deludenti e mettono pressione sulla BCE per un intervento alla prossima riunione di Marzo. Se da un punto di vista operativo sembra già scontato un intervento dell’istituto di Francoforte, sul fronte previsionale risulta ancora difficile capire quali mosse la BCE metterà in atto.
Con i rendimenti dei titoli di stato in calo, la sforbiciata del tasso sui depositi a -0.40% sembra scontata: operazione che permetterebbe alla BCE di ampliare l’attuale parco di titoli acquistabili includendo anche quelli che attualmente non sono includibili perché con rendimenti inferiori al tasso di riferimento. Inoltre, sembra quasi certa la necessità di un ampliamento dell’importo e della durata dell’attuale programma di stimoli con il varo del QE3.
Infatti, con la pesante opposizione dei tedeschi, Marzo potrebbe essere l’ultima finestra utile per rivedere l’entità dell’attuale programma di stimoli da parte di Francoforte.
Sempre sul fronte europeo, ieri è stato varato un documento di intesa tra Unione Europea e Regno Unito sulla rinegoziazione dei termini per il mantenimento di Londra all’interno dell’Unione. Un successo per Cameron che celebra in patria l’accordo, ma che tuttavia non elimina lo spettro del referendum che è ancora sul tavolo e rischia di costituire un pesantissimo boomerang per Downing Street.

Market Movers
01:30 Australia Bilancia commerciale cons. -2.5b prec. -2.73b
02:45 Cina PMI Servizi Caixin cons. 50.5 prec. 50.2
05:30 Giappone Discorso Kuroda (BOJ)
06:00 Giappone Fiducia consumatori cons. 43.8 prec. 42.7
09:00 Eurozona Riunione politca non-monetaria (BCE)
09:00 Turchia Inflazione a/a cons. 9.5% prec. 8.8%
10:00 Eurozona PMI Composito Markit cons. 53.5 prec. 54.3
10:00 Eurozona PMI Servizi Markit cons. 53.6 prec. 54.2
10:30 Regno Unito PMI Servizi markit cons. 55.3 prec. 55.5
11:00 Eurozona Vendite al dettaglio a/a cons. 1.5% prec. 1.4%
11:00 Italia Inflazione a/a cons. 0.3% prec. 0.1%
14:15 Stati Uniti Variazione occupati ADP cons. 195k prec. 257k
16:00 Stati Uniti PMI Non-manifatturiero ISM cons. 55.1 prec. 55.8
16:30 Stati Uniti Scorte petrolio EIA cons. 4.8m prec. 8.4m

EURUSD
Ancora consolidamento per la moneta unica sui massimi relativi in area 1.0910 sulla scia del deterioramento delle quotazioni sulle principali piazze europee che seguono, anche oggi, il declino dei mercati azionari asiatici. I dati contrastati in uscita nel Vecchio Continente potrebbero mettere pressione sulla BCE ad intervenire in modo incisivo alla riunione di Marzo, anche se il movimento della moneta unica nel rapporto con il biglietto verde rimane, almeno per ora, saldamente ancorato tra 1.08 e 1.10.

GBPUSD
Sterlina inglese in recupero sull’annuncio, arrivato ieri dalle istituzioni europee e poi reiterato dal primo ministro inglese David Cameron, su una bozza di accordo per mantenere il Regno Unito all’interno dell’Unione Europea a condizioni giudicate accettabili da entrambe le parti. Il cable sale verso quota 1.4450 consolidando l’attuale trading range tra 1.4350 e 1.4450 e spostandosi verso la parte alta, con la possibilità di un ulteriore aumento delle quotazioni qualora i dati USA in uscita nel pomeriggio delineassero una situazione non particolarmente brillante.

USDJPY
Ancora una giornata all’insegna del rosso sui mercati che parte dall’estremo oriente con l’indice Nikkei della borsa di Tokyo che perde il 3.15% e trascina al rialzo lo yen giapponese con il rapporto USDJPY che torna sotto quota 120.00 e scambia in apertura dei mercati europei a quota 119.80 con la tendenza comunque al consolidamento dell’area in attesa di maggiori spunti in arrivo dal mercato del lavoro statunitense e dalle scorte di greggio. L’outlook rimane comunque vagamente positivo sia per quanto riguarda i fondamentali cinesi, sia per le prospettive del petrolio che potrebbero generare un indebolimento dello yen sul medio periodo, ovviamente a seconda dell’atteggiamento degli operatori.

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