World Materials, il settore che segue le materie prime

  • Mentre equity e bond viaggiano sui massimi storici il settore delle commodity ristagna a livelli storicamente bassi;
  • Sugli indici di commodity si stanno cominciando a vedere interessanti segnali di inversione tecnica ed il settore dei Materials tenta l'assalto ai massimi del 2007;
  • Esaminiamo l'ETF in grado di replicare l'indice Msci World Materials.

In un precedente articolo ho commentato il buon momento delle commodity e le prospettive potenzialmente interessanti delle stesse in ottica 2020 
In quel momento l’indice Bloomberg Commodity Index stava tentando di violare la media mobile ad 1 anno, tentativo non finito bene ma che non è rimasto isolato visto che il mercato sta proprio in questi giorni ritentando l’assalto alla resistenza.

L’aspetto interessante di questo nuovo movimento è che il minimo precedente è stato superiore a quello di agosto, creando le premesse per una figura di testa e spalla rialzista in formazione e che, in caso di rottura della neck line (coincidente con la media mobile), aprirebbe le porte al primo rally del 2020. Il rally delle materie prime.

Se le commodities dovessero prendere la strada del rialzo l’effetto benefico immediato ci sarebbe inevitabilmente per il settore a più alto tasso di correlazione, ovvero il settore dei cosiddetti materials.

L’indice Msci World Materials offre la possibilità di investire i propri soldi in un settore composto da azioni mondiali che operano nel settore delle materie prime. 

Il grafico ci mostra l’attuale situazione di questo settore. Nessun massimo storico ancora ritoccato ed anzi un lento avvicinamento al top del 2007 solo avvicinato 10 anni dopo.

Questo settore può facilmente essere replicato attraverso ETF. Poco capitalizzati in termini di AUM, esistono diversi ETF sul tema focalizzati su esposizione mondiale, europea o americana.
Essendo un patito della diversificazione l’ETF Xtrackers MSCI World Materials è il mio preferito essendo in grado di offrire la replica dell’ìndice con un costo contenuto di 0.30%. ETF ad accumulazione dei proventi con replica fisica ottimizzata.

ETF che nel 2016 ha inglobato uno strumento dello stesso emittente nato nel 2010, in questo 2019 si porta a casa una performance superiore al 25%.

Venti i paesi rappresentati con una buona ripartizione geografica. Stati Uniti che rappresentano un terzo dell’allocation seguiti dalla Germania al 12%, Giappone e Gran Bretagna con il 9%, Australia e Canada con l’8%.

Qualcuno potrà essere stupito dalla presenza di Germania e Giappone, nazioni prive di campioni del settore minerario. Il motivo è da ricercare proprio nel fatto che a livello settoriale la chimica riveste un ruolo importante. Un quarto del portafoglio è infatti ricoperto da società appartenenti a questo settore dove la Germania gioca un ruolo da protagonista. Il 16% del portafoglio è rappresentato dai minerari mentre il 12% da società attiva nel mondo del gas industriale. Da segnalare la presenza anche di settori legati ad agricoltura, carta, oro e materiali edili.

Le prime 4 società presenti nell’ETF sono Linde, BHP, BASF e Air Liquide.

Il rendimento da dividendo annuo del 2.8% è tutto sommato interessante considerando il settore ad alta intensità di investimenti. Il rapporto prezzo utili si colloca attorno a 17.

Unico difetto di questo ETF la liquidità inferiore rispetto ad altri strumenti quotati. Probabilmente legato alla bassa capitalizzazione, questo fattore disturba solamente chi fa trading per un maggior spread bid ask, ma non certo chi si posiziona  con obiettivi di lungo periodo e vuole cavalcare un trend potenziale di un comparto come le commodities molto sacrificate in termini di prezzo negli ultimi anni.

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