Vi spiego come funziona un ETF sulle commodities

  • La fine del 2019 è stata caratterizzata dalla riscossa delle commodities;
  • La caccia agli strumenti che replicano le materie prime è partita tra gli investitori;
  • Gli ETF in grado di offrire una copertura di questa asset class hanno caratteristiche tecniche complicate spesso fonte di delusione tra coloro che credono in una replica fedele del sottostante.

Nell’articolo  scritto qualche settimana fa ho illustrato dove si trova il mondo delle materie prime in questo momento dal punto di vista tecnico indicando quali sono gli ETF più interessanti quotati a Milano ed in grado di replicare l’andamento delle commodity.

Tutto potrebbe sembrare molto semplice, almeno in apparenza. Compro un ETF che replica le commodity (già, ma quale indice?) e mi aspetto che il valore dell’ETF si muova in sintonia con il valore dell’indice. Ma è veramente così?

Ahimè no ed investire con un ETF che replica le materie prime non è esattamente la stessa cosa di investire in un ETF che replica un indice azionario.

Investire in materie prime è stata un’operazione complicata se non impossibile per il piccolo investitore privato fino agli inizi degli anni 2000 quando lo strumento dei futures era l’unica strada percorribile. La nascita ed il successo negli Stati Uniti dei fondi indice e soprattutto degli ETF hanno favorito l’accesso a questa asset type a tutti gli investitori con bassi costi e con un semplice clic. Oggi a Milano sono quotati oltre una decina di  ETF quotati con sottostanti indici di commodity oltre a numerosi ETC che possono replicare singole materie prime anche con fattori leva.

A questo punto è però doverosa una precisazione.

I due maggiori tipi di commodity replicati dagli ETF sono le fisiche e le futures based.

Gli ETF a replica fisica sono molto semplici. Acquistano effettivamente la materia prima e la stivano in un magazzino. Questo tipo di replica avviene solo per i metalli preziosi (oro, argento, palladio e platino).

Gli ETF futures based coinvolgono tutte le materie prime e sono decisamente più complessi. Gli ETF acquistano contratti futures legati al sottostante che viene replicato.

Teoricamente il contratto acquistato dovrebbe permettere all’ETF di legare il suo andamento a quello del prezzo spot della commodity. In pratica non è così poiché ogni contratto che scade deve essere sostituito (rolling) con un altro che non necessariamente avrà lo stesso prezzo; potrà essere più alto o più basso a seconda che la curva dei prezzi delle materie prime si trovi in contango o in backwardation.
Gli ETF più semplici fanno rolling sulla scadenza del contratto più vicina per minimizzare il più possibile i costi, ma non riescono ad azzerarli.

Per un ETF in materie prime quindi i tre driver di un rendimento sono l’andamento del prezzo spot, il rolling e il rendimento del cash.

Trovandosi per la maggior parte del tempo in contango (quindi con il prezzo futuro più alto di quello spot) il rolling si trasforma in un costo ad ogni cambio di contratto.

Costo che si trasmette sull’investitore in una minore partecipazione all’andamento futuro del prezzo della commodity. Se ad esempio un contratto futures in corso viene venduto a scadenza a 4.47 per riacquistare il contratto successivo a 4.50, non avendo l’ETF la disponibilità di quei 0.03 non potrà fare altro che acquistare meno porzione di contratti.

Questo nel lungo periodo rende inefficiente il prodotto futures based.

Il secondo aspetto che rende complicata la misurazione assoluta di un investimento in materie prime tramite ETF è legato all’esistenza di diversi indici. Dal Bloomberg Commodity Index al CRB per passare al GSCI ed altri ancora diventa complicato misurare la performance storica delle commodities.

Ciascuno di questi indici presenta infatti pesi molto diversi tra loro tra i vari tipi di materie prime (agricoltura, energia, metalli e preziosi) risentendo naturalmente del miglior/peggior andamento di uno rispetto all’altro nel corso del tempo.

Investire in commodities è quindi apparentemente semplice; questa semplicità racchiude però una difficoltà di replica integrale del sottostante prevalentemente dettata dai costi di rolling che l’investitore è costretto a sopportare in modo occulto ma assolutamente incisivo sulla performance finale.

2 - Commenti

andrea bardelli

andrea bardelli - 04 gennaio 10:43 Rispondi

Dino Martin

Dino Martin - 07 gennaio 23:06 Rispondi