Value, l'investimento della prossima decade?

  • Il Value è stato un fattore decisamente penalizzato rispetto al Growth;
  • L'investimento in società con multipli di bilancio a sconto sembra passato di moda;
  • Il grafico del Value europeo sta mostrando interessanti segnali di inversione di tendenza.

Ai minimi degli ultimi 30 anni in termini di forza relativa verso l’azionario mondiale, ai minimi dal 2000 rispetto all’indice growth, il settore value rimane una potenziale occasione di lungo periodo per investitori alla ricerca di performance nel mondo dei tassi zero.

Ci eravamo già occupati del tema value all’inizio dell’estate in questo articolo, ma vogliamo tornare sul pezzo alla luce di una recente evoluzione piuttosto interessante che ha assunto il grafico dell’indice europeo.
Prima di tutto riprendiamo cosa si intende per azionario value.

Prendendo spunto dal KIID dell’ETF di iShares Msci World Value Factor vediamo come un’azione entra in un indice value:

I componenti dell'indice di riferimento sono selezionati nell'Indice originario in base a tre indicatori principali equamente ponderati della buona qualità dei titoli di capitale di una società: confronto tra il prezzo di un titolo e i futuri utili stimati della società (Price Earnings); il prezzo di un titolo di capitale rispetto al valore contabile (Price / Book Value); e il valore d'impresa (un parametro di misura del valore di una società, che incorpora debito e capitale) rispetto al flusso di cassa operativo (Price / Cash Flow).

Gli elementi sui quali mi vorrei soffermare sono principalmente due e riguardano lo stile value europeo.
L’indice Msci Value Europe è in calo dal 2007, ma dal 2015 ogni volta che vengono toccati i supporti il Value Factor riparte verso l’alto.

La correzione del 2019 sembra essersi esaurita e la violazione della trend line ribassista in essere dal 2018  appare un buon presagio per le prossime settimane.

Il secondo elemento interessante è legato alla correlazione positiva che esiste tra il rapporto Value/Growth e i tassi governativi decennali. Nel caso europeo il tasso è quello relativo al Bund tedesco ed il movimento di rialzo delle ultime settimane nei rendimenti sta coincidendo, come logico, con una ripresa del rapporto di forza Value / Growth. Naturalmente la caduta dei tassi aveva coinciso finora con un calo del rapporto di forza relativa.

Quindi il value può fungere da copertura contro il rialzo dei tassi, ma anche come settore favorito da una rotazione tematica dopo anni di sottoperformance.

Come cavalcare questo trend? Ci sono diverse opzioni se consideriamo solo gli ETF, ma quello più capitalizzato è liquido è certamente l’ETF iShares Msci Europe Value Factor. Ad accumulazione, a replica fisica, con un TER di 0,25% l’ETF ha un’esposizione geografica diversificata anche a livello valutario.

Regno Unito al 27%, Francia al 23% e Germania al 15% i principali paesi rappresentati. I finanziari sono il settore più pesante al 17% (e questo spiega il legame diretto con i tassi di interesse), seguiti da beni di consumo, salute e industriali al 13%.

Tra le prime quattro società sono presenti British American Tobacco, Novartis, Sanofi e Bayer.
Naturalmente non è assolutamente detto che nei prossimi mesi si registrerà dopo tanti anni la rinascita del value.

Certamente chi utilizza i processi di mean reversion per investire può gettare un occhio più che attento a questo ETF.

---

Mancano pochi giorni al corso sulle Figure dell'analisi tecnica!

Guarda il programma QUI

---

0 - Commenti