Un nuovo ETF di Lyxor che esclude la Cina dagli emergenti

Lyxor ha lanciato di recente sul mercato tedesco ed inglese un ETF molto innovativo in quanto a sottostante.
L’idea dell’emittente francese è quella di creare un ETF in grado di replicare il mercato azionario emergente al netto dell’esposizione cinese. Il Lyxor MSCI  Emerging Market Ex China replica infatti il classico indice su azionario emergente includendo 25 dei 26 mercati definiti emergenti da MSCI.

Questa scelta è legata al sempre maggior peso che l’azionario cinese sta assumendo all’interno degli indici azionari emergenti. Inclusa nell’indice nel 1996 con un peso inferiore al 1%, alla fine del 2018 l’azionario cinese ha sfondato il muro del 30% di partecipazione all’indice MSCI Emerging Market raddoppiando in poco più di 10 anni la sua quota .

Con la recente inclusione delle azioni di classe A (il cosiddetto mainland market) questo numero è destinato probabilmente a crescere ancora mettendo in discussione quello che dovrebbe essere uno dei totem di un investimento azionario mondiale su paesi emergenti, quello della diversificazione paese e valuta.
Ecco perché Lyxor ha capito come sul mercato gli investitori stanno cercando di smarcarsi da questo eccessivo peso ed allora ecco che il bisogno viene colmato con questo nuovo ETF.

Ma quali sono le differenze rispetto ad esempio al già esistente Lyxor MSCI Emerging Markets?

Lato geografico l’assenza della Cina (al 27,6% nel fondo Emerging classico), si riverbera in un maggior peso di tutti gli altri paesi.

La Corea del Sud dal 12% sale al 17%, Taiwan dal 10% al 16%, l’India dal 9% al 12%, il Brasile dal 7% al 11%, il Sud Africa dal 5% al 8%. Le differenze di notano naturalmente anche a livello valutario dove il Won sud coreano diventa la prima valuta con il 17% seguito dal Dollaro di Taiwan al 16%.

Altrettanto si può dire della composizione settoriale. Se il peso dei finanziari è praticamente identico tra Msci Emerging tradizionale ed Ex China, l’information technology è decisamente più pesante nell’indice depurato da Pechino che dal 14% sale al 19%. Perdono invece decisamente peso i servizi di comunicazione (dal 13% al 8%) e i beni voluttuari (dal 11% al 6%).

Queste le differenze sostanziali con alcuni elementi di riflessione che è giusto fare.

Pur costando meno (il TER è 0.3%) rispetto al tradizionale ETF Msci Emerging Market della stessa Lyxor, il patrimonio del fondo è ancora molto contenuto (appena 19 milioni di Eur) e questo si tradurrà in una più bassa liquidità del prodotto, fattore decisivo per chi fa trading.

Oltre a questo anche il fattore di replica va considerato nella scelta del prodotto.

Lyxor ha infatti creato un prodotto a replica sintetica indiretta swap based. Questo significa che esistono dei seppur remoti rischi di controparte, ma anche che le prime tre società dell’indice (Taiwan Semiconductor, Samsung e Naspers), non sono in realtà le prime tre componenti l’ETF.

Per replicare l’indice in modo indiretto viene attivato un contratto swap che determina un basket di componenti diversi da quello dell’indice. Chi compra l’ETF troverà in portafogli ai primi tre posti le giapponesi Fast Retailing, Softbank e Terumo.

Rimane comunque interessante l’idea di Lyxor che probabilmente nei prossimi mesi verrà seguita anche da altri provider.

Un eccessivo peso di un azionario emergente all’interno di un paniere appare in effetti un controsenso per un comparto che deve fare della diversificazione mondiale un faro fondamentale per catturare le tante e diverse storie del mondo non sviluppato.

0 - Commenti