Troppi sguardi agli investimenti = meno rendimento

Il blog di uno dei più celebri Robo Advisors americani, Betterment, ha pubblicato di recente un articolo molto interessante a firma Dan Egan, grande esperto di finanza comportamentale.

Il tema dell’articolo è la frequenza con cui gli investitori controllano il valore dei loro investimenti. Diversi studi scientifici hanno infatti dimostrato che guardare con insistenza la valorizzazione del deposito titoli peggiora la performance finale dell’investimento. Vediamo perché.

L’errore sta nella natura stessa degli obiettivi e dell’orizzonte temporale dell’investimento.

Se abbiamo un orizzonte temporale di lungo periodo investiremo in titoli ovviamente più rischiosi e volatili e quindi incapperemo con una maggiore probabilità nel rischio di vedere un segno rosso di perdita nel nostro deposito titoli. 

Se invece decidiamo di fare trading allora ha senso monitorare il mercato continuamente.

Se osservassimo giornalmente le performance del mercato azionario avremmo la probabilità di vedere una perdita in circa il 50% dei casi. Naturalmente il rialzo nel lungo periodo non lo fanno i segni delle oscillazioni giornaliere (che si equivalgono), quanto le intensità delle stesse. Osservare la performance del mercato azionario 1 volta all’anno riduce la probabilità di vedere un segno meno al 25% mentre se lo osservassimo ogni 7 anni la probabilità scenderebbe al 1%.

La probabilità di rimanere delusi dalla performance dei nostri investimenti azionari decresce quindi al crescere del tempo.

Chiediamoci sempre i nostri obiettivi quanto tempo richiedono per essere raggiunti ed avremo già una prima risposta su cosa non fare.

Anche perché i cambiamenti di asset allocation e prodotti vengono fatti da un investitore sulla base di ipotesi sbagliate che generano costi e rendimenti più bassi nel corso del tempo.

L’essere umano tende infatti a vedere modelli anche dove non esistono. Un esempio è pensare che un numero del lotto che non esce da tempo ha maggiori probabilità di uscita nelle prossime estrazioni.

Lo stesso accade nel mondo dei fondi o delle performance di un gestore. Si guardano quelle del passato e da queste si proiettano i risultati futuri. Il successo del passato dovrebbe, nella mente di un investitore medio, diventare il successo del futuro.

Il grafico pubblicato da Betterment è molto esplicativo in tal senso. Più frequenti sono i login dei clienti del Robo Advisor americano sulla sua piattaforma, più frequenti sono le variazioni di asset allocation decise in autonomia.
E qui sorgono i problemi.

La convinzione di poter controllare le sorti dei rendimenti futuri dei nostri investimenti genera la necessità ossessiva di agire, soprattutto quando sono le perdite a dominare.

Uno studio di Vanguard del 2014 ha verificato come gli errori comportamentali dei clienti desiderosi di saltare da un investimento all’altro alla ricerca di migliori performance genera mediamente un aggravio di costi/perdite nell’ordine del 2-4% del capitale investito.

Considerando che i rendimenti reali storici di un investimento azionario sono compresi tra il 5 e il 7% ognuno può trarre le sue conclusioni.

Siccome lo scopo del capitale è quello di crescere nel tempo un esempio che mi è piaciuto molto nell’articolo è quello che mette in parallelo la crescita del capitale con quella di un bambino.

Se un bambino lo osserviamo tutti i giorni non ci accorgeremo della crescita, ma se lo vedremo con una frequenza più dilatata (come ad esempio una volta all’anno) lo stupore per la crescita sarà garantito ogni volta.

Per il bene dei nostri investimenti di lungo periodo dovremmo agire nello stesso modo.

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