Se anche i bond high yield rendono meno di zero

Stiamo vivendo un’era eccezionale, quella dei tassi negativi. Seppur già vista per qualche mese negli anni ’40 questa situazione di “pagare per avere rendimento” è ormai diventata nel corso del 2019 duratura e per alcuni analisti addirittura strutturale.

Ovviamente fare delle previsioni è assurdo e controproducente, ma fare i classici conti della serva per capire se vale la pena rischiare appare una scelta logica e finanziariamente opportuna.
Sappiamo tutti che il Bund tedesco è introvabile a rendimento positivo. Stiamo parlando del titolo di stato europeo più sicuro in assoluto e quindi su questo fronte sappiamo che al netto di qualsiasi commissioni ed imposta di bollo il rendimento è negativo.

Saliamo allora verso le obbligazioni corporate della zona Euro investment grade. Per cercare un po' di rendimento vi dirà qualcuno. Per vivere un sogno vi dice il sottoscritto.

Osservando l’ultimo factsheet di un qualsiasi ETF che investe in questo comparto ci accorgiamo come il rendimento a scadenza risulta essere pari a 0,4%. Tolte imposte, commissioni, rischio default ed inflazione siamo ampiamente sotto zero.

Saliamo ancora ed andiamo verso i titoli corporate più rischiosi, i cosiddetti high yield bond o junk bond.

La parola spazzatura spesso e volentieri dovrebbe far riflettere chi allegramente scambia queste obbligazioni per un qualcosa che offre un rendimento a scadenza ed un buon margine di sicurezza nel veder rimborsato il capitale. Essendo il rating medio sotto la soglia dell’investment grade, il rischio default va sempre considerato tra i fattori che devono contribuire ad innalzare il premio al rischio offerto da questi strumenti.

Con lo sviluppo (ed il ritorno) delle politiche monetarie di QE da parte della BCE sia il premio per il rischio che il rendimento assoluto si sono assottigliati rispetto ai numeri a cui si erano abituati gli investitori del passato. Stesso discorso vale per le percentuali di default attese tuttora a livelli molto bassi.

La percentuale di default previsti su base annua dal mercato per il segmento high yield si mantiene infatti inferiore al 2% contro un valore medio storico del 3,2% (2002-2018 fonte S&P).

Ad inizio luglio un drappello di 14 emittenti europei high yield offrivano già sulle loro emissioni rendimenti negativi.

Prendiamo allora in considerazione i rendimenti offerti da un ETF come lo SPDR Bloomberg Barclays Euro High Yield. A fine luglio il rendimento Yield to Worst del portafoglio era del 3,5%.

Limiamo il costo seppur basso di un prodotto a replica passiva (0,4%) a cui si aggiungono costi legati al trading interno all’ETF e agli spread di negoziazione. Arrotondando a 0,5% il rendimento residuo a scadenza diventa 3%. La tassazione del 26% colpisce tutto il flusso cedolare del portafoglio portando al 2,2% l’ideale rendimento a scadenza annuo.

Sottraiamo anche l’imposta di bollo dello 0,2% ed arriviamo al 2%.

Beh tutto sommato non male con questi chiari di luna dirà qualcuno. Peccato che volutamente non abbiamo sottratto fin da subito una fettina di rischio default degli emittenti contenuti nel portafogli. Assumendo che parte di questo rischio è già incorporato nei prezzi, un ritorno verso la media storico sottrarrebbe un altro punticino abbondante di rendimento.

Finora abbiamo parlato di rendimento nominale.

Se ipotizziamo un tasso di inflazione medio del 1% e lo togliamo da quel residuo 1% definito poco sopra, ecco a voi il rendimento zero reale per il mondo delle obbligazioni high yield europee. Naturalmente costi superiori dei prodotti (come quelli dei fondi) o inflazione più elevata farebbero entrare in territorio negativo anche i rendimenti di queste emissioni spazzatura.

Vale la pena investire su tutto ciò?

2 - Commenti

Marco Cattaneo

Marco Cattaneo - 22 agosto 10:11 Rispondi

Dino Martin

Dino Martin - 22 agosto 12:04 Rispondi