SDPR lancia un nuovo ETF su valute emergenti Eur hedged

  • SPDR ha quotato un ETF che investe sulle valute emergenti in versione Eur hedged;
  • Spiegiamo meglio che cosa si intende per copertura del cambio in questo tipo di strumenti;
  • La variabile cambio che verrà elimata è quella esclusivamente legata alle oscillazioni di EurUsd.

Interessante novità quella presentata nei giorni scorsi dal provider di ETF SPDR.

Nell’ormai affollatissimo panorama degli ETF che investono sui bond emergenti, in valuta forte e valuta locale, un ETF che investe in local currency emergenti ma con copertura del cambio è una novità.

Prima di festeggiare per un investimento in divise ad alto rendimento con un rischio cambio azzerato è doverosa una precisione tecnica che purtroppo smonterà un po' il vostro entusiasmo.

Quando un investitore acquista un’obbligazione emergente in valuta diversa dall’Euro acquista uno strumento a reddito fisso solitamente con un rendimento particolarmente elevato se rapportato a quelli domestici.

Ad alto rendimento si somma in questo caso il rischio valutario. Coprire questo rischio con operazioni cosiddette forward (a termine) è una pratica molto diffusa su valute comuni come Usd e Jpy, molto meno sulle valute emergenti. Il motivo è legato al costo elevatissimo che l’investitore andrebbe a sostenere per eliminare il rischio cambio della valuta emergente dal proprio investimento, un costo che andrebbe ad azzerare (se non addirittura a rendere negativo) il rendimento finale dell’investimento.

Quando viene coperto il rischio cambio la vendita a termine che viene generata allo scopo prevede la determinazione di un valore di cambio prefissato al quale a scadenza l’investitore consegnerà la valuta locale in cambio di Euro. Il cambio a termine è penalizzante per chi copre qualora la valuta dalla quale vogliamo eliminare il rischio valutario offre rendimenti superiori rispetto all’Euro.

Ad esempio se prendiamo il caso di EurUsd,  ad uno spot di 1.105 corrisponde attualmente un cambio a termine  a dodici mesi di 1.13. Quindi il possessore di bond in Dollari avrà una perdita sul cambio a termine compensata dal fatto che gli interessi percepiti sulle obbligazione nel durante saranno più elevate rispetto al tasso Euro.

Ma torniamo agli emergenti. Coprire le local currency si rivelerebbe un esercizio praticamente inutile perché di fatto porterebbe l’investimento ad avere un rendimento zero se non peggio.

Eccoci quindi all’ETF di SPDR. Clone dello SPDR Barclays Emerging Market Local Bond già quotato da anni a Milano, l’ETF in versione Eur hedged di fatto investe nello stesso indice ma con la copertura del solo cambio EurUsd. Vi spiego come.

L’indice di questo ETF è espresso in USD ed investe in valute locali emergenti. Brasile, Sud Corea, Indonesia e Malesia le valute più pesanti in termini percentuali; l’ETF quest’anno offre una performance superiore al 12% dopo il -1.3% total return del 2018.

Con una duration superiore a 6, il portafoglio titoli ha un rendimento a scadenza del 4.3%. Tutto questo a cambio aperto.

Chi investe nell’ETF classico si troverà perciò di fronte ad un doppio rischio cambio. Dollaro USA  contro valute emergenti (l’indice espresso in USD) ed Euro contro Dollaro (l’ETF quotato in EUR).

Quello che ha deciso di fare SPDR con questa nuova emissione è stato eliminare il rischio EurUsd.

In pratica quello che l’investitore riuscirà ad ottenere sarà il ritorno dell’indice sottostante Dollaro contro valute emergenti depurato dal rischio di cambio legato alla conversione da Dollari ad Euro.

Tutto questo ha un costo legato a quello della copertura attualmente superiore ai 200 punti base.

L’impatto immediato per un investitore è la riduzione del rendimento atteso per una percentuale pari al costo di copertura. Al tempo stesso rimarrà aperto solamente il rischio di cambio legato alle oscillazioni delle valute emergenti.

Una variabile di rischio in meno pagata ancora oggi a caro prezzo.

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