Robo-Advisors, razza a rischio di estinzione

Il mondo dei Robo-Advisors fino a poco tempo fa rubava la scena dei siti internet specializzati in consulenza finanziaria per la sua dirompente crescita e soprattutto per la capacità prospettica di insidiare il modello attuale di consulenza umana o semi automatica.

Un fenomeno, quello dei Robo-Advisors, che negli ultimi tempi sembra vivere una fase di appannamento con diverse realtà del settore che hanno cominciato ad abbandonare il sistema completamente automatico a favore di una consulenza in cu,i in modo più o meno invasivo, entra in gioco il fattore umano. Meno algoritmi e più consulenza sembra  quindi quello che emerge  dalle recenti tendenze di mercato.

Secondo i dati estrapolati da Statista.com gli asset under management dei Robo-Advisors ammontano a 980 milioni di $. I tassi di crescita attesi di questi AUM da qui al 2023 sono superiori al 20% annuo con gli utilizzatori che dovrebbero triplicare numericamente dai  45 milioni attuali per lo più concentrati negli Stati Uniti.

Dalle statistiche notiamo però un primo punto di debolezza. Gli asset under management per cliente cono mediamente di 21.421 $, un valore estremamente basso che denota come il profilo medio dell’investitore che utilizza Robo Advisors è poco capitalizzato e quindi scarsamente redditizio considerando i bassi costi applicati.

La notizia di poche settimane fa arrivata dalla società Investec di chiudere in Gran Bretagna il proprio Robo – Advisor online (dopo la chiusura già arrivata da parte di UBS) a causa di perdite superiori ai 20 milioni di Sterline generate da costi fissi di software e hardware non compensati dai ricavi dei clienti.

La politica dell’algoritmo a basso costo sembrerebbe quindi essere già morta prima ancora di decollare, almeno in questa versione.

Uno dei più grandi Robo – Advisor inglesi, Nutmeg, ha registrato nel 2017 per 12.4 milioni di Sterline, il 32% in più di quelle riportate nel 2016 nonostante l’incremento degli asset gestiti all’interno della piattaforma. Più denaro è entrato, ma meno redditività è stata generata.

Qui i problemi sono di due tipi. I tagli medi minimi dell’investitore e le economie di scala che stentano ad arrivare.

Con costi molto bassi applicati ai clienti è necessario un volume di capitale gestito molto ampio per generare utili. La forte pressione al ribasso dei costi di ETF e fondi passivi (Vanguard è un esempio) sta rappresentando una fonte di concorrenza notevole per gli algoritmi venduti dai Robo Advisory.

Nutmeg non risulta essere nemmeno una delle piattaforme a più buon mercato (0.75% la commissione applicata fino a 100 mila Sterline di deposito), ma nonostante questo per cercare di catturare maggiori introiti la società inglese ha deciso di affiancare un servizio di consulenza telefonica al prezzo di 350 Gbp l’anno.

Altri Robo – Advisors hanno cercato di studiare strategie simili di consulenza in cui la variabile umana rientra di fatto in gioco per giustificare un servizio che evidentemente il pubblico (anche millennials) finora ha dimostrato di gradire poco.

Le cause di tutto ciò sono diverse.

La bassa educazione finanziaria rende veramente poco numeroso il drappello degli investitori che possono lavorare in autonomia fidandosi ciecamente di una macchina, ma anche un difetto insito nella natura umana complica le cose. L’idea di poter controllare il rendimento futuro degli investimenti viene infatti negata con i Robo-Advisor dove tutto si basa su un algoritmo.

Inevitabile credo il cambio di rotta nei prossimi anni per questi sistemi automatici di investimento.

Un servizio di base a bassissimo costo automatizzato continuerà ad esistere, ma servizi di consulenza via chat, online e telefonici dovranno essere offerti ai clienti assieme a servizi di financial coach utile a supportare (a pagamento) il cliente sulla base di obiettivi e orizzonte temporale.

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