Investimenti: quando la strategia High Dividend non paga

  • High Dividend, due parole che catturano sempre l'attenzione degli investitori ma che non sempre forniscono soddisfazioni rispetto agli indici tradizionali
  • Esistono diverse strategie che cercano di investire nelle azioni ad alto dividendo. Alcune convincenti altre meno
  • Il mercato degli ETF offre una buona scelta: quali sono le strategie più interessanti su cui investire?

In Europa ormai un quarto delle società ha annunciato tagli ai dividendi con cui verranno remunerati gli azionisti nei prossimi mesi. Decisioni a volte richieste dalle Autorità di vigilanza preposte (vedi nel caso di BCE verso le banche per non intaccare i ratio patrimoniali), altre volte da ragioni semplicemente di mercato. Il lockdown globale sta lasciando tossine pesanti sui bilanci pubblici e privati. Bloomberg ha quantificato finora in oltre 50 miliardi di dollari la quota di dividendi cancellati a causa del Covid-19 e credo proprio che questa opera di riduzione delle remunerazioni non sia finita qui. Vedo personalmente ancora troppo ottimismo tra gli operatori sulla tenuta degli utili con una certa convinzione di una ripresa ad V nella seconda parte dell’anno contro una L o una U forse più probabile nell’incertezza attuale. Solitamente ben supportate nelle fasi di ribasso dei tassi di interesse come quella attuale, le società ad alto dividendo sono ora vittime di quell’appeal che fino a poco tempo fa garantiva il flusso cedolare più generoso rispetto agli indici generalisti.

Se prendiamo ad esempio uno degli ETF più interessanti del lotto, l'SPDR Eur Dividend Aristocrats, ci rendiamo conto di quanto solo le strategie veramente valide hanno partecipato al rimbalzo. L’ETF infatti alla data del 21 aprile risulta sotto di un buon 25% sui valori di fine 2019, con un recupero dai minimi di poco più del 10% dal bottom. Le Borse europee da inizio anno hanno perso circa il 23% se consideriamo un indice generico.

Ma questo è nulla di fronte agli ETF Euro Dividend proposti ad esempio da iShares. Basandosi prevalentemente sulla strategia di inserire in portafoglio i titoli con un rapporto dividend yield più alto, questi ETF non fanno altro che imbarcare le società più penalizzate dal mercato in questa fase. E se sono penalizzate un motivo ci sarà ed è probabilmente legato ad una bassa visibilità sugli utili prospettici. Il deficit da inizio anno di due ETF di iShares Euro Dividend ed Euro Select Dividend 30 è addirittura superiore al 30% (-39% l’Euro Dividend) mettendo in evidenza forse il problema numero 1 di prodotti a replica passiva come questi costruiti.

Più il ratio dividendi/prezzo sale più il titolo diventa interessante per la strategia passiva; quindi paradossalmente chi più taglia i dividendi (senza azzerarli) più diventa candidato autorevole ad entrare (o rimanere) nel paniere. Un circolo che diventa sempre più perverso in una fase in cui i prezzi non sembrano scendere in modo così drammatico in proporzione agli utili. Anzi il Price Earning delle Borse americane è stimato a 20 per l’anno prossimo, un segnale che la caduta dei profitti secondo gli operatori non sarà così drammatica. Ma a volte anche i mercati sbagliano.

Ecco perché continuo a credere (e questa fase rafforza la mia convinzione) che tra i prodotti High Dividend passivi è necessario studiare e capire la strategia sottostante. Tutto ciò che meccanicamente si basa sul numerino magico del Dividend Yield è destinato ad essere fallimentare in fasi di mercato come queste. Ciò che invece si basa non sul valore più alto, ma sulla sua costante crescita nel tempo (come ad esempio la strategia Aristocrats di SPDR) già rappresenta qualcosa di più convincente. Ma appronfondirò questa strategia in un prossimo articolo.

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