Il vantaggio di investire su un indice azionario mondiale

In un intervista di qualche anno al celebre columnist del WSJ Jazon Zweig, l’ inventore della frontiera efficiente di investimento Harry Markowitz rispose alla classica domanda “come investe i suoi soldi”, con un raggelante 50% azioni  e 50% obbligazioni. Ma come? Dopo aver vinto un premio Nobel in economia ed aver dato il via a modelli e progetti basati sulla teoria efficiente, Markowitz investiva i suoi soldi semplicemente splittando in due l’asset allocation?

E che dire di Warrenn Buffett che continua a predicare l’idea che ogni investitore dovrebbe dedicarsi al proprio lavoro delegando l’investimento dei propri risparmi ad un fondo indice azionario a basso costo muovendolo il meno possibile?

Semplicemente raccontano una realtà che ovviamente il mondo della finanza si guarda bene dal mettere in risalto. O meglio si guarda bene dal pubblicizzare visto che le evidenze scientifiche sull’incapacità di battere il mercato nel lungo periodo esistono e sono diverse.

Ecco quindi che investire semplicemente in un fondo indice o ETF che investe sui mercati azionari mondiali appare una soluzione conveniente.  L’investitore ottiene ciò che il mercato azionario è in grado di offrire in un determinato arco temporale, evitando lo sforzo (inutile) di sovra / sotto pesare certe aree geografiche o settori con discutibili (e costosi) timing di mercato. E soprattutto la diversificazione con questa strategia viene elevata all’ennesima potenza. Il cosiddetto home bias, ovvero la tentazione di investire in ciò che si conosce molto bene sul territorio nazionale, viene in questo modo messo da parte.

Ad inizio anno Vanguard ha pubblicato una ricerca molto interessante sui benefici che investire a livello globale può generare per un investitore in qualsiasi parte del globo esso viva.

L’investitore che investe in un ETF globale non deve preoccuparsi di fare scelte geografiche visto che nel lungo periodo l’allocation si aggiusta naturalmente per effetto della capitalizzazione di mercato.

Basta pensare che gli Stati Uniti negli anni ’80 pesavano per il 29% ed ora pesano per quasi il doppio della capitalizzazione mondiale.

Il beneficio di mettere assieme le azioni di diversi paesi produce innanzitutto una riduzione della volatilità complessiva dell’investimento. Basta pensare che il paese con il mercato azionario meno volatile al mondo, gli Stati Uniti, hanno comunque una volatilità annua superiore a quella di un indice azionario globale.

Se l’idea di investite con un solo prodotto a livello globale dovrebbe essere il primo passo preso da un investitore poco evoluto, la difficoltà successiva è quella di resistere alla tentazione di non spostarsi nel tempo verso investimento più domestici e “conosciuti”. Se per un americano può essere facile investire al 55% in azioni statunitensi ed il 45% nel resto del mondo, per un giapponese, un inglese o un italiano può essere complicato accettare di allocare meno del 10% del proprio patrimonio in azioni domestiche che pensa di conoscere e di controllare con più facilità.

Attenzione però alla volatilità complessiva. Se è vero che l’azionario mondiale svolge un ruolo di diversificazione, un peso maggiore del 50/60% in azioni internazionali tende a ridurre la volatilità ma in maniera sempre meno intenso. Il motivo è ovviamente legato al peso del fattore valutario in portafoglio.

Diversificazione che offre un altro vantaggio. Le dinamiche di forza relativa tra aree geografiche vengono automaticamente assimiliate dall’indice globale senza necessità di costose analisi o ribilanciamenti.
Infine il fattore cambio.

Vanguard ha dimostrato come nel lungo periodo soprattutto sull’azionario quello del cambio è un fattore irrilevante.

Insomma, senza spaccarsi troppo la testa investire in un ETF azionario mondiale appare una scelta di buon senso.

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