Il reale costo di un ETF

  • Il costo complessivo di un ETF non è quello comunemente indicato nei KIID;
  • Una serie di altri oneri diretti ed indiretti determinano il reale costo noto come TCO;
  • La tracking difference di un ETF ci permette di capire effettivamente quanto costa possedere un ETF.

L’ETF è ormai comunemente associato a strumento di investimento a basso costo. (leggi tutto sugli ETF nella sezione Academy) Vero, ma come per i fondi è sbagliato pensare che le spese correnti indicate in un KIID possano rappresentare le spese complessive totali sostenute da un investitore, è altrettanto sbagliato pensare che il TER di un ETF ci comunichi il nostro esborso totale in un anno di possesso dell’ETF.

Il TER infatti altro non è he la stima del costo annuale che andremo a pagare durante un anno di investimento continuativo nello strumento. All’interno di questa voce di costo sono comprese le commissioni di gestione (tra cui rientrano anche costi di revisione ed altri costi operativi oltre alla management fee), le commissioni della banca depositaria (i titoli sono infatti depositati in un conto separato), i costi pagati al fornitore dell’indice, i costi di distribuzione (marketing e materiale di commercializzazione vario).

Questo sono le spese ricorrenti sostenute da un ETF ogni anno ma non sono tutte le spese e quindi scegliere un ETF sulla base del solo TER appare una scelta miope.

Nel TER ad esempio non troviamo ricomprese le commissioni di swap (se l’indice è a replica sintetica), le imposte pagate nello stato di emissione dell’ETF (ad esempio Irlanda o Lussemburgo) ed i costi di transazione del fondo necessari per ribilanciamenti dell’indice.

Aggiungendo queste voci aggiuntive (e sottraendo magari il ricavo generato dall’attività di prestito titoli), otteniamo un costo totale più completo, che però non è ancora quello finale noto come TCO (Total Cost of Ownership).

Un modo molto semplice per capire quanto costa possedere un ETF è misurare la cosiddetta tracking difference. In un mondo perfetto e privo di costi ogni investitore vedrebbe l’ETF muoversi esattamente come l’indice che replica. Essendo però gravato di costi, l’ETF offrirà un rendimento pari a quello dell’indice meno i costi interni dello strumento.

In questo caso naturalmente l’onere a carico dell’investitore risulta essere più elevato (anche se in parte compensato dal prestito titoli e dai suoi proventi) rispetto al TER, ma ai cosiddetti costi interni è necessario aggiungere dei costi esterni che ogni investitore deve sostenere quando acquista l’ETF sul mercato.

Aggiungendo quindi al totale dei costi definito in precedenza le commissioni di negoziazione che paghiamo alla nostra piattaforma intermediaria ogni volta che compriamo un ETF, più lo spread tra quotazioni denaro e quotazioni lettera (bid e ask), eccoci arrivati ad un panorama quasi completo del costo totale di possesso di un ETF. Non dimentichiamoci infatti le imposte di bollo che con il loro 0.2% praticamente da sole raddoppiano il TER di un portafoglio medio di ETF.

Siamo arrivati in fondo ad un percorso non ancora trasparente come dovrebbe essere il mondo degli ETF. Il TCO infatti è un valore che non vediamo pubblicato ancora da nessuna parte ma che sarebbe molto utile per fare reali valutazioni di convenienza di un ETF rispetto ad un altro.

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