I fondi pensione in Italia non decollano: ecco perché

A più di 10 anni dalla riforma sui fondi pensione e il TFR chi pensava di "finanziarizzare" la previdenza integrativa ne è rimasto almeno parzialmente deluso. I numeri dicono che le adesioni sono triplicate ma in verità ancora ci sono resistenze molto difficili da superare. Probabilmente la cultura finanziaria che vede una certa riluttanza a vedere i propri soldi in pasto ai mercati finanziari e gestiti da un'organismo finanziario abbia un certa determinazione, ma se si analizzano in maniera un pò più fredda e distaccata le cose forse tutti i torti non si hanno.

I punti cruciali che bloccano i fondi pensione

L'intermediazione finanziaria comporta dei costi e a nessuno piace vedere deturpato il proprio capitale da spese che potrebbe evitare. Tali costi ammontano in media all'1,2% annuo e questo fa sembrare il vantaggio fiscale del fondo in merito alla deducibilità contributiva un vero e proprio specchietto per le allodole. Il TFR che rimane in azienda è agganciato all'inflazione, quello che confluisce al fondo pensione invece ne risente degli effetti e anche se in tutti questi anni l'inflazione abbia inciso pochissimo comunque il potere d'acquisto dello stesso capitale si è eroso. Ma vi è soprattutto un problema di liquidità, il TFR in azienda può essere liquidato interamente nel momento in cui termina il rapporto lavorativo con la stessa, la somma che confluisce a fondo pensione solo per metà, l'altra metà invece sarà obbligatoriamente erogata sotto forma di rendita. Per non parlare anche di eventuali anticipi che possono essere richiesti, nel caso della previdenza integrativa, non prima di 8 anni dall'iscrizione nel fondo e solo a condizione che si sostengono importanti spese sanitarie o per l'acquisto della prima casa per sè o i propri figli.

Tutti questi fattori spiegano in gran parte il motivo per cui i fondi non sono cresciuti per come si aspettava o si sperava, ma c'è anche da aggiungere che molti fondi chiusi hanno perso le aderenze per via di aziende che sono fallite e di una disoccupazione che è molto sostenuta, soprattutto nelle frange giovani della popolazione che dovrebbero alimentare i fondi.

Il nodo del TFR

Per spezzare una lancia a favore dei fondi pensione e della relativa gestione occorre dire però che i principali gestori hanno tutti battuto la rivalutazione media del 2,50% annuo del TFR, ma non so se questo sia un incentivo sufficiente per modificare la cultura finanziaria di un paese ancora legata a sistemi feudali, anche perché bisogna puntualizzare che una componente della rivalutazione del TFR è data dal tasso di inflazione (75% del tasso) e in un decennio di crescita dei prezzi molto bassa è normale che anche la crescita del TFR ne abbia risentito. Ad ogni modo il lavoratore sa in modo trasparente quanto i propri soldi possono rivalutarsi perché tutto questo è previsto dalla legge (art.2120 c.c.), nel caso dei fondi invece tutto viene fatto dipendere dall'andamento dei mercati e dalle abilità dei gestori.

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