I fondi e le crisi di liquidità: i casi H2O e Gam

Era il 14 ottobre 2016 quando in pompa magna sui media specializzati veniva annunciata la possibilità anche per gli investitori europei di accedere ai fondi gestiti dal Warren Buffett della City londinese, Neil Woodford.

Woodford, ex manager di Invesco, dopo il grande successo e le performance travolgenti della sua boutique nata nel 2014 e che aveva raggiunto gli oltre 10 miliardi di Sterline di asset under management,  aveva così deciso di permettere ad una massa più allargata di clienti di poter usufruire delle sue strategie azionarie sul mercato inglese con il fondo Woodford Equity Income.

Passano tre anni ed ecco che l’hedge fund i Woodford fa un altro annuncio , stavolta molto meno piacevole. Rimborsi bloccati per l’hedge fund più popolare di Gran Bretagna che, con la solita frase (per tutelare gli interessi degli investitori), ha messo in chiaro la crisi di liquidità nella quale era finito dopo una media di 10 milioni di Sterline di riscatti nel mese precedente. Il crollo del titolo Kier di oltre il 40% e sul quale l’hedge fund aveva puntato molto, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso con uscite di clienti storici che hanno costretto l’hedge a bloccare in quel momento i rimborsi.

In realtà dietro quella frase, tutelare gli investitori, si nascondeva  l’impossibilità di trovare un mercato (se non a prezzi di saldo) ad investimenti estremamente illiquidi e con scambi giornalieri molto ridotti (se non inesistenti) su alcuni dei prodotti in pancia al fondo.

Esattamente ciò che è successo pochi giorni fa al ben più celebre fondo H2O Allegro le cui masse erano superiori ai 2,2 miliardi prima del crollo. Qui non siamo arrivati al blocco dei rimborsi da parte della Sicav, ma la vendita dei bond che aveva portato Morningstar a rivedere il 19 giugno il rating del fondo, ha messo in chiaro ancora una volta quanto illiquidi fossero questi strumenti.

Il comunicato con cui la società ha tranquillizzato gli investitori circa la riduzione a meno del 2% di patrimonio sui fondi H2O del peso dei bond illiquidi, ancora una volta ha messo in chiaro come questi manager investono i soldi dei risparmiatori in un gioco per loro Win Win.

Oltre infatti alle commissioni di gestione molto generose ed alle frequenti commissioni di performance solitamente comprese tra il 10 e il 20%, questi manager rampanti spingono sull’acceleratore del rischio per mettersi in luce per qualche anno, ma soprattutto per spuntare quella componente variabile di performance che genera redditività molto elevata (per loro).

Fino a quando le cose girano a dovere il rischio non viene percepito. Basta leggersi le modalità di valutazione dei bond utilizzate dalla società H2O per rendersi conto del perché l’investitore vedeva solo il lato buono dell’investimento (il rendimento), ma non quello cattivo (il rischio).

Poi all’improvviso un incidente di percorso (ricordo anche il caso della sospensione dei rimborsi dei fondi GAM Absolute Return gestiti da Tim Haywood dell’estate 2018 che gestiva masse per oltre 9 miliardi di Euro) mette a nudo tutti i limiti di questi giganti del risparmio gestito costruiti in parte anche su una gestione del rischio tutt’altro che oculata per l’investitore privato come dimostra la realtà.

Vero che vengono rispettati certi limiti imposti dalle normative, ma quali sono i metodi di valutazione degli strumenti illiquidi dei  risk manager  all’interno dei fondi rientra tra le domande che dovreste fare al vostro consulente quando vi consiglia questi strumenti?

In questi tre casi i fondi erano diventati troppo grandi per poter essere gestiti con le logiche del passato. Con tante masse in ingresso il gestore aumenta sempre di più il rischio cercando sul mercato titoli di nicchia sui quali sfruttare le inefficienze e le presunte sottovalutazioni. Le strategie diventano insostenibili, la “carta” non si trova sul mercato, il fondo si impalla, il rischio aumenta per cercare di mantenere un flusso commissionale in ingresso fino a quando nei casi più estremi il gioco non regge creando le premesse per una chiusura, a volte soft dopo trimestri di performance deludenti, a volte hard perché causata da fattori straordinari.

Il fattore liquidità in un investimento è importante e va valutato sempre con la stessa attenzione che si dedica alla variabile rendimento.

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1 - Commento

Filippo Cova

Filippo Cova - 10 luglio 11:10 Rispondi