I consulenti americani non possono più rinunciare agli ETF

Interessante sondaggio quello pubblicato nei giorni scorsi dalla FPA (Financial Planning Association).

La FPA è una delle più importanti associazioni americane attorno alla quale si radunano i pianificatori finanziari americani e per questo capire cosa chiedono i clienti e cosa rispondono i consulenti americani in questo particolare momento di mercato è un barometro che non ci dirà dove andranno i mercati, ma di certo se qualche fenomeno “modaiolo” sta eccedendo dal lato della domanda o dell’offerta.

I veri dominatori del sondaggio “2019 Trends in Investing Survey”condotto tra gli associati sono stati gli ETF.

L’88% degli intervistati utilizza o raccomanda gli strumenti di replica passiva degli indici.

Lo switch da azioni o obbligazioni singole a ETF è stato imponente nel corso degli anni. Nel 2006 il 60% degli advisers americani consigliavano o utilizzavano singole obbligazioni, nel 2019 questa percentuale è scesa al 42%. Gli ETF sono saliti nel loro utilizzo dal 40% degli intervistati al 88% attuale, praticamente un plebiscito.

Emergono però tra i clienti delle dinamiche che anche in Italia negli ultimi tempi stanno emergendo.

Una di queste è certamente la forte richiesta di prodotti tematici, nuove frontiere di investimento che spesso e volentieri sorgono quando il treno azionario che solleva con la sua marea più o meno tutto, sta arrivando a fine corsa. Facciamo un esempio.

Il 55% dei consulenti americani ha ricevuto richieste dai suoi clienti circa le possibilità di investire nel settore della cannabis. La lezione impartita dalla società quotata operativa nel settore, Tilray, è eloquente. Il titolo è passato dal massimo di 214 $ di settembre 2018 agli attuali 36, un calo del 88% che ha bruciato forse per sempre i sogni di qualche investitore che pensava al guadagno facile.

Altra storia che dimostra come il sentiment generato dai media specializzati nuoce alla salute degli investitori è quello relativo alle cryptocurrency. Solo il 25% degli advisers ha ricevuto nel 2019 richieste circa gli investimenti in criptovalute, un dato dimezzato rispetto al 53% del 2018.

In crescita costante (ed anche qui bisogna cominciare a drizzare le antenne) l’interesse verso i prodotti ESG/socialmente responsabili. Almeno un terzo dei consulenti ha ricevuto richieste di qualche tipo circa questi nuovi prodotti che vanno sempre più di moda.

La crescita del fenomeno strumenti passivi sembra inarrestabile anche per consentire ai consulenti di dedicarsi ad altre attività a maggior valore aggiunto. Emergono però altre interessanti indicazioni dal sondaggio.

Ad esempio il 23% dei consulenti pensa di ridurre l’utilizzo di singole azioni nel portafoglio di investimento dei clienti (+5% rispetto al 2018).

Solo l’1% dei consulenti considera un “investimento” le criptovalute, il 18% le evita ed il 32% non le considera una forma di investimento per nulla credibile.

Infine interessanti le attese di rendimento che maturano da qui a 12 mesi tra i consulenti americani. Mediamente il 5.8% è il ritorno atteso sull’azionario, il 2,9% sull’obbligazionario.

Diciamo che a questo punto dell’anno con Borse americane in doppia cifra e l’obbligazionario aggregate a quasi +6% l’obiettivo è già stato raggiunto dopo sei mesi; quel 25% di previsione di incremento di incrementare la quota cash espressa dai consulenti made in USA potrebbe già essere in corso.

2 - Commenti

Luca Discacciati

Luca Discacciati - 11 giugno 08:59 Rispondi

Dino Martin

Dino Martin - 11 giugno 21:50 Rispondi