Fiscalità su dividendi ETF, conoscere prima di acquistare

La fiscalità è un elemento fondamentale nella costruzione di una rendita passiva basata su dividendi e cedole. Quando acquistiamo fondi, ETF, azioni o titoli obbligazionari ci troviamo ad aver a che fare con lo stacco di cedole e dividendi che poi entrano nel nostro conto corrente.

Il percorso da lordo a netto può essere agevole da comprendere per certi strumenti (azioni ed obbligazioni), un po' meno per gli strumenti del risparmio gestito come fondi ed ETF.

Se infatti il dividendo di un’azione è soggetto alla ritenuta del 26% (che il nostro intermediario tratterrà alla fonte decurtando il dividendo lordo) e se la stessa cosa vale per un’obbligazione seppur con percentuali diverse (26% per i titoli corporate e 12,5% per titoli di stato e sovranazionali) , per fondi ed ETF l’affare si complica un po'.
Il dividendo è soggetto a ritenuta del 26% per tutti i fondi azionari.

Quando però entrano in gioco gli strumenti obbligazionari, la percentuale di ritenuta può andare dal 12,5% al 26% a seconda del sottostante.
Un dividendo incassato su un ETF obbligazionario è soggetto ad una tassazione è al 12,5% per la quota percentuale inerente a Titoli di Stato, Titoli emessi da Enzi Sovrannazionali e da Stati appartenenti alla White list a fiscalità non privilegiata. Tassazione al 26% per tutto il resto.

Ma vediamo degli esempi concreti (basati su ETF SPDR) che possono chiarire meglio il concetto ed evitare delusioni inaspettate al momento dell’incasso del dividendo.

L’ETF SPDR Bloomberg Barclays 10+ Year Euro Government Bond investe quasi completamente in titoli di stato europei. Per questo motivo la % di white list ed assimilati è pari al 98.3%. Questo significa che il 12,5% sarà applicato sul 98,3% del portafoglio;  26% sul resto.

L’ETF SPDR Bloomberg Barclays Euro Aggregate Bond investe in modo diversificato tra titoli di stato e corporate della zona Euro. La % di white list ed assimilati è pari al 66.2% e su di essa verrà applicato il 12,5%, sul resto il 26%.

La situazione si complica nel mondo emergente dove apparentemente la presenza di soli titoli di stato dovrebbe offrire una tassazione del 12,5% sull’intero portafoglio. Apparentemente in quanto l’esclusione dalla white list di alcuni emittenti abbassa la tassazione agevolata.

E’ il caso ad esempio dell’ETF SPDR ICE BofAML 0–5 Year EM USD Government Bond UCITS ETF USD. Il documento ufficiale cita infatti che la % di white list e assimilati è pari al 63.1%. Su di essi si applica la tassazione agevolata, sul resto il 26%. E questo nonostante il KIID reciti  chiaramente che “Il Fondo investe in titoli comprendono titoli di debito governativo dei mercati emergenti denominati in dollari…”. Titoli governativi che effettivamente da factsheet risultano al 99%, ma che in realtà non tutti hanno i requisiti per ottenere la tassazione agevolata.

Una apparente sottigliezza che pesa per chi cerca di costruirsi una rendita.

Su un dividendo ad esempio di 1000 Euro una tassazione del 12,5% significa ottenere sul conto un netto di 875 Euro. Una tassazione ibrida come quella presentata in questo caso porta il tax ratio a 17.5%. Tradotto in denaro fanno 50 Euro in meno incassati sul conto nel momento in cui viene distribuito il dividendo. Aumentate gli importi di dividendi incassati in un anno e questa differenza si farà sentire su coloro che hanno programmato una quota parte di entrate periodiche da rendita passiva.

Attenzione quindi non solo alle caratteristiche degli strumenti di investimento acquistati, ma anche alla fiscalità a cui saranno soggetti gli introiti da essi derivanti. Le delusioni possono essere dietro l’angolo.

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