ETF, non sono sempre rose e fiori

Nell’articolo della settimana scorsa abbiamo visto quali sono le difficoltà (ed i costi) ai quali può andare incontro un ETF nel cercare di replicare un indice benchmark. Tendenzialmente si mettono in evidenza sempre i lati positivi dell’investire in ETF, meno quelli negativi.

Non tutti gli ETF sono uguali. Proprio su questo voglio concentrarmi nell’articolo odierno.

Se il sottoscritto ha pochi dubbi sulla superiorità della gestione passiva rispetto a quella attiva nel lungo periodo come confermato da numerosi studi scientifici, bisogna sempre mantenere un certo equilibrio ed essere obiettivi fino in fondo prendendo atto anche dei difetti che certi strumenti possono avere.

L’ETF quasi mai viene messo sul banco degli imputati proprio per la sua caratteristica di strumento low cost, ma non sono tutte rosee e fiori e l’articolo di oggi cercherà di capire il perché.

Costi

Pro: la replica passiva ha costi di gestione molto bassi questo lo sappiamo. La standardizzazione dell’attività orientata alla clonazione di un indice unita ad un basso turnover fanno sì che i costi di gestione dell’ETF risultano straordinariamente bassi. Ormai negli Stati Uniti alcuni ETF vengono offerti a meno di 5 punti base all’anno.
Contro: I costi indicati nel KIID non sono i costi effettivi dell’ETF. Se l’indice sottostante è particolarmente di nicchia la replica e il turnover diventano più onerosi con costi di negoziazione che alzano il conto finale dello strumento. Poi ci sono i costi esterni. Lo spread denaro lettera (differenza tra prezzo di acquisto e di vendita sul book di negoziazione) è una voce di costo non presa in considerazione dai più. I costi di intermediazione sostenuti con il proprio broker sono un’altra significativa voce di costo che incide in modo importante sul costo finale se l’ETF viene detenuto per un tempo inferiore ai 5 anni.

Diversificazione

Pro: comprando un indice la diversificazione dell’investimento è naturalmente massima.
Contro:  la replica dell’indice non sempre è perfetta da parte dell’ETF soprattutto per alcuni strumenti che investono in mercato concentrati su stili, settori o altro ancora. Se poi si comprano ETF focalizzati su temi o stili ed il proprio portafoglio di investimento è basato sulla sommatoria di questi elementi, gli ETF saranno diversificati al loro interno, ma il portafoglio complessivo di investimento no.

Valore corretto

Pro: un ETF può essere scambiato in ogni momento della giornata offrendo la possibilità di vendere o comprare lo strumento seguendo le oscillazioni dell’indice di riferimento.
Contro: mentre un fondo viene sempre comprato o venduto al valore di NAV (Net Asset Value), un ETF può prezzare a valori diversi dallo stesso, creando un’inefficienza. In momenti di mercato particolarmente volatili l’ETF può poi vedere una rarefazione degli scambi con spread tra bid e ask che allontano l’ETF dal suo valore corretto di NAV in modo anche sostanziale.

Fiscalità:

Pro: l’ETF ad accumulazione (quindi cedole e dividendi reinvestiti) permette di ottimizzare la fiscalità dell’investimento spostando in avanti la tassazione degli eventuali utili.
Contro: soprattutto sul mercato obbligazionario gli ETF più capitalizzati sono a distribuzione dei proventi impedendo l’ottimizzazione fiscale e soprattutto creando i presupposti, nel caso di accredito sul conto di piccolissime cifre mensili o trimestrali, per un non reinvestimento della cedola. Il vantaggio della capitalizzazione composta degli interessi viene così meno.

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