E se fosse il Messico uno dei vincitori della trade war?

Il Messico dopo 62 mesi ha deciso di tagliare i tassi di interesse. Tra le cause citate come dalla Banca Centrale messicana certamente l'inflazione in costante discesa e la stagnazione economica verso cui sta andando la congiuntura messicana. Con il taglio di 25 punti il tasso ufficiale messicano scende così al 8%.

Bisogna tornare a giugno 2014 per vedere la precedente manovra di riduzione del costo del denaro, mossa a cui fecero seguito ben 15 rialzi tra dicembre 2015 e dicembre 2018.

L'inflazione messicana come detto continua a ridimensionarsi con l’ultimo dato fissato in 3.7%. Siamo ancora sopra al target del 3% fissato dalla banca centrale, ma il percorso di convergenza prosegue. L'economia, dopo una crescita nel primo trimestre del 1.2%, si è fermata nel secondo trimestre con un calo del Pil dello 0.7%.

In questa carrellata di numeri vale la pena ricordare che il Messico ha un rapporto tra debito pubblico e Pil del 46% ed un indebitamento privato su Pil contenuto ed inferiore al 20%. Anche la dipendenza da investitori esteri è poco preoccupante con un’esposizione del debito estero sul Pil  pari al 36% che rende il Messico uno dei paesi più solidi in termini di fondamentali all’interno del panorama emergente.

Questo lungo preambolo sullo stato dell’economia messicana per inquadrare una delle borse più promettenti per i prossimi anni a mio modo di vedere. Sto parlando dell’indice azionario di Città del Messico che proprio nel mese di agosto ha reagito in modo eccellente sul test del supporto di lungo periodo.

Un forte ribasso nella prima parte del mese di agosto seguito da un altrettanto forte recupero rappresenta un primo segnale molto interessante per una potenziale ripresa di medio periodo. Anche il Macd appare ben impostato. Manca la formalizzazione del segnale ma il basso livello raggiunto dall’oscillatore (simile a quello del 2009) rappresenta un ulteriore punto di favore.

La Presidenza Trump e la trade war garantiranno volatilità ancora per un po' di tempo, ma il Messico potrebbe essere uno dei paesi più avvantaggiati proprio dal disimpegno delle società americane dal mondo asiatico.
Ovviamente il mercato può decidere di forzare i supporti di lungo periodo, ma per chi volesse tentare di mettere una fiche sulla borsa centro americana esistono due ETF quotati.

Entrambi ad accumulazione dei proventi ed entrambi con sottostante l’indice Msci Mexico, i due ETF sono l’Xtrackers e l’iShares, simili anche nelle spese correnti pari a 0.65%.

Entrando nel factsheet dell’ETF di iShares scopriamo come il 70% dell’ETF è composto da tre settori. Beni di largo consumo (35%), comunicazione (22%) e finanziari (13%). America Movil è il titolo più pesante all’interno del portafoglio con il 18% di peso seguito da Fomento Economico Mexicano al 13%.

Messico, un’idea alternativa e poco pubblicizzata per chi vuole investire nel mondo emergente.

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