E' il momento di accorciare la duration

Uno dei maggiori problemi che si presenteranno di fronte agli investitori obbligazionari nei prossimi anni sarà quello di fronteggiare il rischio duration all’interno di fondi e ETF.

Con il passare degli anni i rendimenti sempre più bassi offerti dai titoli free risk come Treasury e Bund hanno portato progressivamente ad un innalzamento della duration di portafoglio.

Questo vale per i prodotti governativi di paesi sviluppati ed emergenti così come di prodotti corporate.

Ma cos’è la duration prima di tutto?

La Duration è l’indicatore che viene comunemente utilizzato per misurare il rischio di tasso d’interesse di un titolo obbligazionario.La definizione di duration è durata media finanziaria di uno strumento finanziario, calcolata come media ponderata delle scadenze dei flussi di cassa da esso generati. In altri termini, la duration di un titolo obbligazionario a tasso fisso può essere definita come la “vita residua” dello strumento rettificata attraverso il valore attuale delle cedole.

Da non confondere con la duration modificata. Questo indicatore permette di calcolare la variazione percentuale del prezzo di un titolo nell’ipotesi di un movimento parallelo e istantaneo dei tassi. Ad esempio una duration modificata di 5 significa che una variazione di 100  punti base al rialzo sui tassi produrrà un calo di circa il 5% nel fondo o ETF sottostante.

Partendo dalla situazione attuale è evidente che il rischio per i possessori di obbligazioni nei prossimi anni sarà molto elevato.  Un Treasury a 10 anni rende poco più del 2%, un Bund tedesco ha un rendimento negativo di -0.3%. Un indice corporate investment grade europeo rende meno dello 0.5%

A questo si aggiunge anche un naturale rischio di default di alcuni emittenti più fragili che in una eventuale fase recessiva potrebbero zavorrare i cosiddetti investimenti a spread (corporate ed emergenti) per un naturale innalzamento dei tassi di default.

Per questo motivo vale la pena, a mio modo di vedere, considerare la riduzione progressiva nel corso dei prossimi mesi del rischio duration di portafoglio, soprattutto su quelle componenti più sensibile ad eventuali news negative sul fronte della congiuntura economica o di shock sui tassi.

Per questo motivo ritengo interessante evidenziare la recente quotazione sul mercato dell’ETF di SPDR  che investe sui bond governativi dei paesi emergenti con scadenza compresa tra zero e 5 anni.

Questo ETF è a cambio coperto (Eur hedged) e va a completare il prodotto già quotato da tempo ma a cambio aperto.

A disposizione dell’investitore quindi la possibilità di investire in modo diversificato sulle obbligazioni governative emergenti con una duration effettiva di 2.4. 

Tanto per fare un confronto con un altro ETF che investe sull’obbligazionario emergente, l’iShares Emerging Market Bond, la differenza di duration è notevole essendo pari a 7.4 sull’ETF di iShares.

Quindi 5 punti di duration effettiva di differenza sono un bel po’ di rischio in meno in caso di rialzo dei tassi (o di potenziale guadagno mancato se dovessero scendere ancora).

A questo punto la domanda successiva è quanto perdo in rendimento?  Il rendimento a scadenza del portafoglio di iShares è 5.3%, quello di SPDR è 4.4% (dati a fine maggio).

Poco meno di 1 punto di differenza nel rendimento annuo a fronte di una drastica riduzione della duration.

Ognuno è libero di fare le sue considerazioni ma dopo un tracollo così forte dei rendimenti un po’ di prudenza appare opportuna.

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